Il giorno dopo il voto di Isernia che ha promosso sindaco a pieni voti Piero Castrataro, bocche cucite nel centrodestra. Almeno sul fronte governativo, quello che fa capo a Donato Toma. Il governatore parla a telecamere spente, sottolineando che la scelta di Melogli lui l’ha sostenuta, anche se quella dell’ex sindaco è stata una pietanza cucinata da altri. Aspetto i commenti dell’onorevole Tartaglione e dell’onorevole Patriciello che hanno partecipato al tavolo delle trattative con gli alleati. In sostanza Toma si sfila, senza però una coda al vetriolo: sono due i nomi di questa sconfitta, dice senza farli, ma le impronte digitali alle quali fa riferimento portano all’ex governatore Michele Iorio e al coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Filoteo Di Sandro.

Sta di fatto che il centrodestra molisano è come certi fiammiferi svedesi che prendono fuoco solo sulla propria scatola, col risultato che invece di dar fuoco al campo avversario, preferiscono arrostire in proprio appiccando le fiamme alla casa.

Campane a festa invece nel centrosinistra dove la vittoria di Piero Castrataro viene salutata con magno gaudio dalle principali forze politiche che hanno siglato l’accordo sul nuovo sindaco: PD e 5 Stelle, ovvero tra le truppe ufficiali e quelle di complemento della prossima armata regionale che a primavera 2023 sfiderà l’armata del centrodestra, che visti i tempi che corrono, non va oltre l’armata Brancaleone.

Una formula riuscita, quella di Isernia, che premia le nostre scelte dice la capogruppo PD in regione, Micaela Fanelli.

La vittoria di Piero Castrataro non è un punto di arrivo ma rappresenta un punto di partenza per costruire l’alleanza che scenderà in campo alle regionali del 2023. Una strada la cui costruzione parte da oggi.

Da Isernia si ode un suono di campane. A festa per il centrosinistra, a morto per il centrodestra. La partita per le regionali, di questo passo, è già chiusa.

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