di Antonio Sorbo (editoriale tratto da “Il Bene Comune”)

Si sa, ogni occasione è buona per gli appassionati del gioco del Lotto. Anche le elezioni. I numeri da giocare non mancano. Ad iniziare dal 5, perché sono cinque le volte in cui Gabriele Melogli si è candidato a sindaco. Oppure il 3 perché comunque vada per lui sarà la terza volta o che perde o che vince. O ancora il 32, cioè il numero di eletti che andrà ad occupare, insieme al sindaco, gli scranni del consiglio comunale. Oppure due ambi secchi: 41 e 66 (la percentuale dei voti presi da Piero Castrataro) e 42 e 88 (la percentuale di Melogli). Ma soprattutto il numero che non può mancare è il 90: perché nella Smorfia, come sanno i giocatori incalliti, il 90 è il numero della paura. La paura che si è impadronita del centrodestra nel tardo pomeriggio di lunedì 4 ottobre man mano che il quadro che veniva fuori dalle urne diventava sempre più chiaro. Non solo Gabriele Melogli non era riuscito a vincere al primo turno, cosa di cui erano convinti quasi tutti i suoi sostenitori, ma il centrosinistra – anzi il suo candidato sindaco Piero Castrataro – era andato oltre ogni più rosea previsione sfiorando addirittura il clamoroso sorpasso ai danni del super favorito Gabry, distante poco più di un misero punto percentuale.
Nel centrodestra hanno avuto ed hanno, alla vigilia del secondo turno, mille buone ragioni per avere paura perché il dato uscito dalle urne è stato tutt’altro che rassicurante per lo schieramento guidato da Melogli.

Innanzitutto per l’inaspettato risultato ottenuto dal candidato sindaco del centrosinistra al quale nei pronostici gli avversari erano disposti a riconoscere al massimo un 30-35 per cento. In secondo luogo per l’orientamento sul nome del sindaco espresso già al primo turno dagli elettori con il voto disgiunto. L’unico candidato sindaco ad aver ricevuto meno voti delle liste che lo hanno sostenuto è stato proprio Melogli. Un altro dato, questo, inaspettato per i suoi sostenitori che invece vedevano nell’ex primo cittadino il trascinatore dello schieramento. Il candidato del centrodestra ha preso oltre 500 voti in meno rispetto alla coalizione: 5.420 contro 5.978. Invece il suo avversario al ballottaggio ha ottenuto addirittura circa mille voti in più rispetto alle liste: 5.260 contro 4.275. Perfino Cosmo Tedeschi, il quale, partito con grandi ambizioni s’è dovuto accontentare del ruolo di terzo incomodo, come candidato sindaco ha “tirato” più di Melogli rispetto alle liste prendendo in sostanza gli stessi voti della coalizione: 1.955 contro 1.958. E questo è stato il campanello d’allarme che ha suonato più forte nel campo di Melogli quando sono arrivati i risultati definitivi. E’ stato di fronte a questo dato che tra i suoi “sponsor” si è insinuato il dubbio di aver sbagliato la scelta del candidato a primo cittadino. Perché se Melogli avesse aggiunto voti alla coalizione e non li avesse invece “persi”, il centrodestra di Toma e Patriciello avrebbe vinto al primo turno. Infatti lo schieramento con le sue sette liste è arrivato al 48,96 per cento. Sono mancati appena 128 voti (l’uno per cento) per superare il 50% ed ottenere subito la maggioranza dei seggi dell’assise civica. Un risultato che dimostra che i candidati consiglieri e tutte le liste, ad eccezione della Lega di Salvini che ha fatto registrare un flop inatteso, hanno portato voti, ma che certifica anche che almeno cinquecento elettori hanno preferito votare solo la lista e il candidato consigliere del centrodestra senza esprimere la preferenza per il candidato sindaco, anzi votando per il suo avversario. Ciò significa che Gabry non ha più l’appeal di una volta. E questo, in vista del ballottaggio, preoccupa molto i suoi sostenitori.

Tra i dirigenti locali del centrodestra “ufficiale”, soprattutto quelli di Forza Italia, c’è chi si è mangiato le mani associando questo dato ai numeri relativi alle preferenze dei candidati a consigliere. Perché quello che poteva (e secondo alcuni doveva) essere il candidato sindaco naturale dello schieramento, Raimondo Fabrizio, che alla fine ha accettato di correre con la lista forzista per un posto in Consiglio, è stato di gran lunga il più votato: 643 voti, quasi un terzo del numero complessivo di consensi ottenuto dagli “azzurri”, duecento voti in più della seconda nella graduatoria degli eletti, l’assessore regionale Filomena Calenda capolista dell’Udc. “Se ci fosse stato lui a guidare il centrodestra – commenta uno storico esponente forzista – avremmo vinto al primo turno”. Perché – sostiene adesso più di uno tra i dirigenti locali degli azzurri – per fronteggiare un candidato giovane, dinamico, innovativo come Castrataro che ha fatto breccia nell’elettorato isernino, soprattutto giovane, serviva un candidato altrettanto giovane e dinamico come poteva essere percepito dagli elettori proprio Fabrizio capace di attirare un grande consenso come dimostra il numero impressionante di preferenze ottenute. “La gente vuole rinnovamento – spiegano dal centrosinistra – e Melogli sta lì da 30 anni, è la quinta volta che si candida a primo cittadino”. Una differenza questa che secondo i supporter di Castrataro potrebbe essere decisiva al ballottaggio.

SBALLOTTATI AL BALLOTTAGGIO
Non aver vinto al primo turno per il centrodestra “ufficiale”, oltre alla delusione e al rischio concreto di perdere, ha comportato altri problemi in vista del secondo turno. Innanzitutto ha costretto Melogli e i dirigenti regionali dello schieramento che lo hanno sostenuto a scendere a patti con i “nemici” interni, vale a dire con quegli esponenti del centrodestra che hanno contrastato in ogni modo la candidatura e poi la corsa di Melogli sostenendo Cosmo Tedeschi e mettendosi in contrapposizione ai loro storici alleati. In particolare l’ultima cosa che Melogli, Patriciello, Toma, la Tartaglione e tutti gli altri avrebbero voluto fare è proprio quello che sono stati costretti a fare: andare a Canossa per chiedere il sostegno a Michele Iorio e Filoteo Di Sandro dopo che in campagna elettorale tra di loro se le sono date di santa ragione. Addirittura in sede di commento a caldo dei risultati del primo turno, Iorio e Di Sandro, ma anche il loro candidato sindaco Tedeschi, hanno continuato a “menare forte”, come direbbe l’olimpionica isernina Maria Centracchio (che tra l’altro aveva il papà candidato con la Lega) su Melogli, su Toma e sul resto della compagnia. Perché i sostenitori di Melogli hanno fatto di tutto per “asfaltare” Michele Iorio e i suoi amici di Fratelli d’Italia ma ci sono riusciti solo in parte. L’ex presidente della Regione è infatti uscito molto ridimensionato dalla consultazione elettorale che si è tenuta a casa sua. Basti pensare che cinque anni fa la sua lista civica “Insieme per Isernia” da sola prese il 14 per cento. A queste elezioni Iorio aveva i suoi candidati nella lista di Fratelli d’Italia sostenuta anche da Filoteo Di Sandro e da Massimiliano Scarabeo, lista che ha preso l’8,39 per cento e poco più di mille preferenze. A dimostrazione che non sempre l’unione fa la forza…. Tuttavia, nonostante questa debacle, Iorio e Di Sandro sono riusciti ad ottenere almeno uno degli obiettivi che si erano prefissati: impedire a Melogli di vincere al primo turno per provare a riaprire la partita nel centrodestra molisano cercando di rientrare in gioco e di rompere l’isolamento a cui sono stati costretti dagli (ex?) alleati. Perché, come detto, la paura fa novanta e forse la paura di perdere elezioni che si consideravano già vinte fa novantuno… Così Melogli, cospargendosi il capo di cenere, è andato a bussare alle porte di Cosmo Tedeschi, di Filoteo Di Sandro e di Michele Iorio per chiedere l’apparentamento o quantomeno il loro sostegno mettendo sul tavolo un argomento che di solito in queste trattative funziona sempre: le poltrone. In caso di vittoria, in cambio del supporto gli (ex?) “nemici” avrebbero ottenuto due assessorati, uno in quota a Cosmo Tedeschi, l’altro destinato a Fratelli d’Italia. Proposta che non è stato facile per Melogli far digerire agli eletti del suo schieramento perché rischia di sottrarre alla spartizione tra i partiti due poltrone a cui miravano diversi pretendenti. Alla fine Melogli, stando alle cronache delle ultime ore, qualcosa è riuscito a portare a casa. Ma il “bottino” è abbastanza magro: nessun apparentamento formale; niente sostegno da Tedeschi che ha fatto sapere che lascerà liberi i suoi elettori; il sostegno ufficiale (senza apparentamento) di Fratelli d’Italia (che in caso di vittoria avrà i due assessorati) dichiarato pubblicamente da Di Sandro in virtù di un accordo politico; l’eloquente silenzio di Michele Iorio.

Almeno sulla carta, dunque, il centrodestra al ballottaggio del 17 e 18 ottobre si presenterà di nuovo unito con i Fratelli d’Italia tornati all’ovile. Ma – questa è la domanda che molti si pongono – basterà a convincere gli elettori e i candidati del partito della Meloni, dopo mesi di guerra in cui non sono mancati di certo colpi bassi, a votare Melogli? E Michele Iorio davvero scenderà in campo a sostegno del candidato di Toma, Patriciello e Tartaglione dopo averne dette (e fatte) contro di loro di tutti i colori? La posta in palio è altissima e nello schieramento di Melogli, dopo quello che è successo al primo turno, sanno bene che ogni voto può essere decisivo. Brucia molto, forse più della mancata vittoria di Melogli, il non aver raggiunto per una manciata di voti il 50 per cento dei consensi dati alle liste che avrebbe già garantito al centrodestra la maggioranza in Consiglio comunale costringendo il centrosinistra a correre per il ballottaggio con la palla al piede della cosiddetta “anatra zoppa”, argomento che avrebbe potuto rappresentare un’arma in più per convincere gli indecisi a scegliere Melogli. Perciò ogni singolo voto va cercato, scavato, trovato. Anche a costo di stringere la mano a chi fino a poche ore prima era considerato un nemico da cancellare dalla scena politica regionale e cittadina.

Nel centrosinistra non hanno cercato apparentamenti e non fanno calcoli. Sperano che il vento di rinnovamento che ha gonfiato le vele della barca progressista al primo turno continui a spirare anche durante la difficile navigazione verso il ballottaggio. Che nel popolo del centrosinistra e in generale in una buona parte dell’elettorato isernino ci sia voglia di rinnovamento e di cambiamento lo dimostra non solo il successo personale del candidato sindaco Piero Castrataro, volto nuovo della scena politica locale, ma anche il risultato ottenuto dalle liste a suo sostegno. La “sua” lista civica, “Isernia Futura”, che presentava tanti candidati della società civile pescati dal mondo delle professioni, dell’imprenditoria, della cultura, è stata la più votata della coalizione con 1.556 voti e quasi il 13 per cento, seconda soltanto alla corazzata di Forza Italia. Ha preso quasi 400 voti più del PD, fermatosi sotto il 10 per cento. Ma l’altra sorpresa è stata la lista di Volt, il partito paneuropeo a cui guardano con interesse le nuove generazioni, che ha rappresentato la grande novità di queste elezioni. Una lista piena di giovani che ha messo insieme 803 voti (quasi il 7%) portando la sua capolista, la giovanissima Federica Vinci, ad essere la più votata della coalizione con 339 preferenze. Nel quartier generale di Piero Castrataro c’è grande ottimismo. La convinzione di fondo è che il centrosinistra, nel ballottaggio, parte sempre con una marcia in più. L’unica volta che ad Isernia il centrosinistra è andato al ballottaggio, nel 2012, è riuscito a vincere compiendo una rimonta sorprendente in condizioni molto più difficili di quelle di oggi anche se degli elementi in comune con quella consultazione ci sono. Al primo turno la candidata del centrodestra (che anche allora, come oggi, si presentò diviso) Rosetta Iorio, prese quasi il 46 per cento mentre il candidato di centrosinistra, Ugo De Vivo, si fermò a poco più del 30 per cento. Anche allora al primo turno la Iorio, come ora Melogli, prese meno voti delle liste della sua coalizione le quali superarono abbondantemente il 50 per cento attestandosi quasi al 59 per cento e determinando da subito la possibilità della cosiddetta “anatra zoppa”: anche se avesse vinto il centrosinistra, la maggioranza in consiglio comunale l’avrebbe avuta il centrodestra. Nonostante ciò, al ballottaggio De Vivo ottenne oltre il 57 per cento diventando sindaco della città. Gli scaramantici, che abbondano anche nel centrosinistra isernino, fanno notare che oggi a trovarsi nelle stesse condizioni del compianto sindaco De Vivo è proprio colui che molti considerano il suo pupillo, cioè Piero Castrataro che De Vivo volle come assessore esterno nove anni fa nella sua giunta nel breve periodo di pochi mesi in cui riuscì a rimanere al vertice del Comune. E questo – sostengono molti – è un segno del destino. Ci si affida dunque anche alla cabala in una sfida nella quale può davvero accadere di tutto.

VINCITORI E SCONFITTI
Per ora dunque tutti sono proiettati verso il ballottaggio. Solo dopo il secondo turno si potrà davvero fare un bilancio e individuare chi ha perso e chi ha vinto. Per esempio il giudizio su Melogli, che oggi sarebbe inserito tra i perdenti, cambierebbe radicalmente in caso di vittoria. Anche se il primo turno alcuni verdetti li ha già emessi. Nel centrodestra isernino si conferma la leadership di Forza Italia mentre ha ricevuto una sonora bocciatura la Lega di Salvini che si è fermata sotto il 3 per cento e che in caso di vittoria del centrosinistra non eleggerebbe nessun consigliere. I leghisti guidati da Stefano Testa hanno racimolato 364 voti, un centinaio in più di cinque anni fa quando però Salvini non era ancora “il capitano”… Guardando alle preferenze dei singoli candidati, si può dire che il grande vincitore è il forzista Raimondo Fabrizio, che ha dovuto fare un passo indietro rinunciando alla candidatura a sindaco per lasciare il posto a Melogli ma che ha fatto incetta di preferenze superando il suo precedente record personale e quasi doppiando il secondo della sua lista. E’ andata bene anche l’assessore regionale Filomena Calenda che guidava la lista Udc ed ha ottenuto 448 preferenze. Un ottimo risultato personale hanno ottenuto anche alcuni assessori uscenti (Chiacchiari, Dall’Olio, Pietrangelo) e l’esponente della destra Giovancarmine Mancini, tutti sopra i 300 voti. Non sono mancate le bocciature di diversi amministratori uscenti. Nell’elenco degli sconfitti va sicuramente inserito Cosmo Tedeschi che nonostante l’appoggio di Iorio, Di Sandro e Scarabeo ha racimolato appena 170 voti in più di quelli presi da solo nel 2016 quando, sempre da candidato sindaco, si piazzò quarto. Con la differenza che questa volta le sue liste hanno portato meno della metà dei voti della coalizione, il resto è arrivato da Fratelli d’Italia. Sconfitti sicuramente i suoi sponsor, appunto Iorio, Di Sandro e Scarabeo che avevano addirittura convinto Giorgia Meloni ad esporsi e a registrare un video a sostegno di Tedeschi. I tre esponenti di Fratelli d’Italia, a prescindere da come andrà il ballottaggio, sono stati fortemente ridimensionati e per loro la strada verso le regionali del 2023 si fa sempre più in salita.

Ma anche nel centrosinistra c’è chi ha qualche motivo per frenare la gioia. Per esempio il PD che, pur avendo avuto il merito di aver saputo interpretare la voglia di rinnovamento puntando su un candidato non di bandiera, ha incontrato non poche difficoltà a comporre la lista (quasi la metà dei candidati sono stati “prelevati” dal basso Molise, da Riccia e da altri centri del Molise centrale, come Giovanna Viola, dirigente Dem termolese, Anna Saracino, ex assessore a Campomarino, e un paio di collaboratori che lavorano alla Regione nella segreteria di Facciolla) perdendo la leadership nella coalizione a favore della lista civica del sindaco “Isernia Futura”. Tuttavia va detto che i democratici, nonostante questo, hanno migliorato – di poco – il risultato del 2016 ottenendo un centinaio di voti in più. Ma il risultato più negativo nel centrosinistra lo ha fatto registrare il Movimento 5 Stelle fermatosi sotto il 4 per cento dimezzando i consensi e le preferenze rispetto a cinque anni fa. Tra i vincitori va sicuramente annoverata la lista “Isernia Futura”, la più votata della coalizione, che ha avuto come prima eletta la dottoressa Francesca Scarabeo, senologa molto attiva in questi anni nella lotta a difesa dell’ospedale di Isernia, che ha ottenuto quasi 300 preferenze. Vincitori sono i giovani della lista Volt che si sono avvicinati al 7 per cento portando in Consiglio la più votata dell’intero centrosinistra, Federica Vinci che con le sue 339 preferenze ha costretto una politica esperta e di lungo corso e campionessa di preferenze come Maria Teresa D’Achille, prima eletta del Pd, ad accontentarsi del secondo posto nella coalizione con i suoi 297 voti, appena 11 in più del secondo eletto della lista Volt, il giovane Umberto Di Giacomo (286 preferenze), figlio d’arte. Il papà Ulisse è stato consigliere comunale di centrosinistra all’epoca del “Ponte” con Marcello Veneziale sindaco (1993) per poi passare alcuni anni dopo nelle fila di Forza Italia, partito di cui è stato coordinatore regionale ricoprendo la carica di assessore regionale esterno con Michele Iorio e di senatore della Repubblica fino al 2018.

Tra qualche ora i seggi riapriranno per la sfida finale. Sullo sfondo della battaglia che si combatterà nelle urne c’è una città da amministrare con enormi problemi da risolvere e con un’eredità amministrativa pesante. Proprio alla vigilia del voto del primo turno, il Corriere della Sera ha pubblicato la classifica dei capoluoghi di provincia in relazione alla capacità di amministrare che pone Isernia al quart’ultimo posto su oltre cento città. La classifica, stilata dalla Fondazione Etica, tiene conto di sei parametri: bilancio, governance, personale, servizi, appalti e ambiente. Per alcuni degli “sconfitti” al primo turno, c’è la possibilità di una rivincita con il ballottaggio del 17 e 18 ottobre. Per altri c’è il rischio che il secondo turno possa “dimezzare” quella che appena due settimane fa sembrava una grande vittoria. Poi ci sono gli amanti del gioco del Lotto che come molti elettori sono indecisi anche perché la Smorfia sul punto non è chiara: sindaco fa 28, sindaco con la fascia 45 o 46, sindaco onesto 19, disonesto 33, con i consiglieri 6, che parla 75, sul palco 70, addirittura rieleggere un sindaco fa 71. Ma ciò che ha mandato di più in crisi gli amanti del Lotto è che il ballottaggio nella Smorfia non è contemplato e che la ruota di Isernia non esiste…

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