La galleria Spazio Arte Petrecca è lieta di presentare, in collaborazione con SM’ART- l’arte sm! e con il patrocinio del Comune di Isernia e della Regione Molise

la personale d’arte SCANDAGLI di ALBERTO D’ALESSANDRO, a cura di Carmen D’Antonino e del direttore Artistico Gennaro Petrecca. L’apertura della mostra avverrà sabato 15 ottobre ore 18.00 con ingresso libero, presso la Galleria Spazio Arte Petrecca in Corso Marcelli 180 a  Isernia.

Interverranno il critico d’arte Rocco Zani e l’artista Alberto D’Alessandro. A dare il benvenuto ai presenti saranno la storica dell’arte e curatrice della mostra Carmen D’Antonino, insieme e l’avvocato Gennaro Petrecca. L’apertura al pubblico, per tutta la durata dell’esposizione, è prevista dal martedì al sabato, dalle 18 alle 20 e la domenica su prenotazione sempre nei limiti delle restrizioni previste dall’emergenza sanitaria. Ingresso contingentato, obbligo di mascherina.

Il recente ciclo pittorico di Alberto D’Alessandro rimanda probabilmente ad una sorta di stazione riflessiva dove le sequenze cromatiche recuperano, di volta in volta, un’intima dimensione. Il colore è il nervo affiorante di una pittura affidata – da sempre – all’incalzare di biacche o di rarefatti rubini anziché alla “intimidazione” primitiva del blu e del rosso. Tutto a suggerire una sottrazione di bagliori affinché l’occhio possa riappropriarsi della sua indole indagante e ricostruire tra nebbie e sudari, le parcellate memorie. Una pittura di “mediazione” quella di Alberto D’Alessandro, di strati lievi, quasi a riporre sul trascorso lo sguardo presente e su questo, ancora, il senso trasfigurato del divenire. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, istante dopo istante. Come testimonianza irrinunciabile del proprio sentire, come offerta o, in verità, quale “diceria ancestrale” in cui tutto pare fatalmente riorganizzarsi. Ovvero, come cortile poetico. La Poesia, in fondo, è la chiave codificata delle nostre impazienze, dell’immaginario oltre la retina. Dell’altrove. La Poesia come una sonda capace di scrutare il sottosuolo e penetrare la terra. Scoperchiare l’argilla desolata che assai spesso fa da tappo alle nostre attese, al dubbio inconfessabile, alla sorte. Che apre varchi preziosi nel groviglio delle radicate consuetudini o nelle paludi del convincimento. Lo sa bene Alberto D’Alessandro, e le sue “divagazioni” non possono trascurare questo “disegno” fatale. E allora ogni sua opera è terzina o metro di un poema senza fine. Che raccoglie forze ed esitazioni, inquietudine e trasparenza, indugi e desiderio. Che raccoglie, e tenta di disfare, il groviglio della nostra stagione. Non è un caso allora che la titolazione prestata alla splendida mostra ordinata allo Spazio Arte Petrecca di Isernia da Carmen D’Antonino – Scandagli – suggerisca, quasi devotamente, il lavoro ostinato di “sterro” che D’Alessandro pittore produce da tempo nei fondali della memoria o, ancor di più, in quell’universo intimo e celato che è materia ignota ma in perenne subbuglio. Come esistesse – ed esiste – una dimensione “sottocoperta”, ovvero una traccia lavica sotterranea che scorre parallela alla nostra sorte pur non mostrando – mai– la sua reale densità.

Il distacco da una figurazione giovanile già di per sé contaminata – fin dall’esordio – da presenze “innaturali” o quanto meno non rasserenanti, sembra aver condotto D’Alessandro pittore ad una identità fatta di “assenze”, qui intese come “valicazione” corporea o necessario superamento della sostanza. Come se la campitura divenisse di colpo un “luogo di resti” – non già di macerie – di chiarezze incaute, di nuvolose reminiscenze. È

una pittura di memorie lievi quella di Alberto D’Alessandro; non già per dimenticanza o per smemoratezza fatale piuttosto per restituire a questa – alla memoria – una identità fatta di essenza (e pertanto, in questo caso, di sostanza interiore), di rifiati, di animati riassunti. La “resa dei conti” non si consuma pertanto su un piano di mischie e di conflitti temporali bensì su quello di diradate armonie, di affioramenti, di assenze appunto.

Ovvero ciò che il fondale cela e soccorre come coltre tutelante. “Scandaglia” Alberto D’Alessandro, scava, rimuove, svuota. Al pari di un ricercatore d’oro o di un investigatore. Distogliendo dallo sguardo ogni superfluo “detrito”, o l’eccessivo giudizio. Quasi a calmierare la narrazione per rimozioni e scarti. La sua pittura si fa dunque “risolutiva” affidando al colore – dopo la ragionevole ma elaborata “abrogazione” della forma – ogni

sillaba, ogni azione, qualunque congettura. Allora la campitura si fa occasione di indizi mai aggressivi, quasi a rincorrere il brusio più che il chiasso, la resa più che la collera, l’ombra anziché il bagliore. Fino a considerare,

nelle sue opere – nei profili del colore – un affollato avvicendamento di sbigottimenti, di stupori, di transiti. Perché la memoria è per lui un “luogo di previsioni” e non un registro inservibile.

NOTA CRITICA DI CARMEN D’ANTONINO – Alberto D’Alessandro presenta una serie di opere dove l’energia raggiunge il suo vertice nell’assoluto gesto pittorico, avvolte da quella leggerezza caratteristica delle opere impressioniste e di quella densità che solo l’arte del neoplasticismo sa dare. Il suo segno supera completamente l’immagine canonica, per riportare alla luce qualcosa che va al di là dell’oggetto fisico: un archetipo della spiritualità, ma partecipe di una nuova dimensione intellettuale. Le forme fuoriescono dall’astratto, sempre in divenire, in attesa della prossima definizione, avvolte da colori tenui che inducono l’osservatore a riflettere sul vero significato dell’arte, intesa come forza rinnovatrice. Il gesto pittorico di Alberto D’Alessandro è materico e denso; ci spinge ad inebriarci della sua pittura, come se ci trovassimo dentro le Ninfee di Monet oppure in un’opera di Piet Mondrian, o addirittura nelle piene rientranze di K. S. Malevič. Un artista meticoloso che conosce a fondo le tecniche pittoriche e molteplici ricerche artistiche. Le sue composizioni sono “visioni” dove ricordi ed emozioni si stemperano nell’evanescenza della carica cromatica, in un raffinato gioco di chiaroscuri dal gusto rigorosamente astratto. Nella sua pittura c’è una tendenza verso la concezione volumetrica e spaziale che sfocia in una atmosfera rarefatta senza tempo. Risulta che il grande potere di questo tipo di pittura, una pittura informale, è proprio quella di essere libera dal dovere rappresentare, ma al contempo capace di saper comunicare un ‘emozione, una sensazione in uno spazio immerso in una vibrazione pittorica come quella presentata dal Prof. Alberto D’Alessandro. Mi fa piacere aggiungere una piccola nota di carattere personale: Alberto D’Alessandro oltre che valente artista, è stato per me un grande Docente, un maestro di vita. Attraverso i suoi insegnamenti mi ha fatto innamorare della storia dell’arte; mi ha insegnato ad osservare un’opera con un approccio critico che solo chi ha studiato profondamente ed appassionatamente questa materia può riuscire a trasmettere.

NOTA CRITICA DI GENNARO PETRECCA – Ho accolto con piacere la proposta espositiva dell’amico Alberto D’Alessandro nella mia Galleria di Isernia per un duplice ordine di motivi, il primo strettamente legato al dato anagrafico ed il secondo per la originalità della sua produzione artistica. D’Alessandro nasce nel 1946 ed in quanto tale vive nella sua fase formativa momenti importanti della evoluzione artistica italiana ed europea, che scivola dalla figurazione di Morandi verso l’astrattismo e l’informale, proiettandosi in una dimensione più mentale che accademica. In secondo luogo ha insegnato, quindi ha trasmesso sapere, diffondendo quella “Nuova Figurazione” che ha preso piede nel panorama artistico italiano verso la fine degli anni ‘50, prodromica all’avvento della società dei consumi di massa. La sua pittura ultima prescinde quasi dalla mano dell’artista, in qualche modo ne conclama la morte, nella sostanza le imprimiture di colore sono di per se stesse narrazioni del sentire pittorico, ripiegando in un intimismo profondo ma fortemente impattante. Nel solco tracciato da Giulio Turcato e nei monocromi di Lucio Fontana, D’Alessandro divaga con una leggiadria interpretativa abbinando forme e colori, sovrapposizioni materiche e tracce embrionali che lo rendono un pittore riconoscibile. La sua pittura incarna il suo modo di essere, tenue, garbato e sorridente, privilegio di chi, come lui, ha trovato nell’arte la pienezza ed il senso del suo stare al mondo.

VERNICE INAUGURALE E APERTURA AL PUBBLICO

venerdì 15 ottobre ore 18:00

La vernice d’apertura della mostra è prevista il giorno 15 ottobre 2021 alle ore 18.00 presso le sale della Galleria in Corso Marcelli 180 a Isernia.

FINISSAGE

30/10/2021 ore 18:00

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