di Manuela Petescia*

Non è di un libro che vogliamo parlarvi, ma di una teoria scientifica che aprirebbe le porte a una rivisitazione complessiva del processo penale italiano, un modus operandi che comporterebbe da una parte un notevole risparmio di processi e di risorse dello Stato, nonché di sofferenze umane, dall’altra la celebrazione rapida dei processi, in numero notevolmente inferiore, con la giusta punizione dei colpevoli e il giusto appagamento delle parti offese.
A scrivere questa teoria, La tavola delle prove legali, per i tipi Neu (Nuova Editrice Universitaria), Gennaro Francione, giudice e scrittore italiano, una personalità magnetica dalle molteplici sfumature, un uomo di legge dalle sorprendenti abilità giurisprudenziali, matematiche e comunicative.

“La messa al bando del romanzo indiziario e l’avvento del giudice scienziato è il sottotitolo”, ed è una frase che, da sola, dice tutto.
Troppo spesso il sistema penale italiano spinge al rinvio a giudizio e al processo sulla base di scarsi indizi e ricostruzioni favolistiche dei pubblici ministeri: ci si trova alla sbarra, insomma, su ipotesi personali talvolta supportate dal nulla.
Inutile immaginare quante persone si riconoscano in questa frase, “La messa al bando del romanzo indiziario”, quanti ex imputati, per esempio, assolti con formula piena dopo anni di sofferenze ingiuste e di colossali perdite economiche, dal momento che un processo, qualsiasi processo, costa un botto di denaro: ebbene la tavola delle prove legali è un metodo scientifico che metterebbe al bando il romanzo indiziario dei pm, porrebbe fine, cioè, ai poteri illimitati, talvolta perfino opachi, come si è visto in decine di casi, delle procure.

E allora per spiegare in cosa consista questo metodo scientifico, che traccerebbe una linea di demarcazione matematica tra le elucubrazioni personalistiche dei magistrati inquirenti e la presenza di indizi e prove certe tali da suggerire la celebrazione di un processo penale (un algoritmo, alla fine), useremo le parole di un altro giudice, Daniele Colucci, colui che ha curato la presentazione del saggio di Gennaro Francione, di cui si consiglia la lettura dalla prima all’ultima pagina.
“La giustizia, – scrive Daniele Colucci, – può trasformarsi in un meccanismo infernale che si impadronisce della vita altrui e stritola l’esistenza di intere famiglie, travolgendo i sogni delle comunità di affetto che ruotano intorno alla persona colpita. Basta trovarsi al posto sbagliato nel momento inopportuno con una combinazione insolita e la normalità della vita svanisce per sempre».

«L’indicatore matematico – spiega Daniele Colucci, intervistato da Telemolise – può essere uno strumento per condurre il processo secondo dei rigidi canoni scientifici cioè per operare una ricostruzione del fatto che sia ancorata a dati oggettivi che siano riscontrabili da un punto di vista scientifico e storico e non risponda a delle congetture o a dei teoremi che spesso sono soltanto frutto di suggestioni personali dell’organo inquirente.
«In questo modo può darsi che la verità processuale coincida o si avvicini molto di più alla verità sostanziale, quella dei fatti?».
«Questo accadrebbe sempre in caso di affermazione della penale responsabilità dell’imputato, cioè in caso di condanna perché appunto la ricostruzione del fatto avverrebbe secondo una rigida logica scientifica per cui non si potrebbe sbagliare. Il colpevole è un colpevole sicuro, non perché colpevole secondo ragionamenti indiziari. Ma questo sistema assicura che alcun innocente vada in galera, che è l’esito più lacerante cui la giustizia degli uomini possa pervenire».

* Direttore di TeleMolise e Il Giornale del Molise

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