Di ANGELO PERSICHILLI

Concordo pienamente con l’affermazione della ragazzina svedese, Greta Thunberg, che ha accusato i governi di tutto il mondo di fare solo ‘blah, blah, blah’ a proposito della difesa dell’ambiente. Quello che però lei non ha capito è che lei stessa fa parte del ‘blah, blah, blah’. Siamo tutti, o quasi, consapevoli della precaria situazione ambientale, delle sue cause e della necessità di fare qualche cosa. Credo anche che tutti, o quasi, sappiano cosa debba farsi per difendere l’ambiente e ridurre l’inquinamento. Lo sanno i politici e tutti gli attivisti, incluso, forse, questa ragazzina. Ma non lo dirà nessuno in quanto la lotta all’inquinamento non è solo l’approvazione di una legislazione, ma richiede un vero e proprio cambiamento della nostra vita, del mondo del lavoro, insomma, della società. Cambiamento che coinvolgerà proprio i giovani che sono bravi a scendere in piazza per denununciare il disastro ambientale ma senza avere alcuna idea di come evitarlo. Se sapessero che la lotta all’inquinamento comporterebbe un cambiamento sociale che investirebbe proprio loro e il loro consumismo sfrenato, più di qualcuno troverebbe altro da fare invece di sfilare per le strade gridando slogan vuoti di qualsiasi impegno sociale.

Perché la difesa dell’ambiente richiede sacrifici e i giovani, a parte una esigua minoranza, non sono disposti a farne. Ne abbiamo avuto prova durante questi drammatici mesi di Covid. Molti di coloro che sfilavano dietro questa ragazzina svedese sono gli stessi che non sono stati in grado di rinunciare nemmeno al loro ‘apericena’ per motivi di salute pubblica. Sono gli stessi che si sono scontrati con la polizia rifiutandosi di rimanere a casa nemmeno per non mettere in pericolo la vita dei loro familiari, soprattutto dei nonni che durante questa pandemia sono stati quelli maggiormente colpiti. In molti casi sono morti proprio perché contagiati dai giovani che non hanno saputo rinunciare alla loro movida o all’apericena. E ora scendono piazza per dare lezioni a tutti sulla necessità di difendere l’ambiente di cui loro sono i principali inquinatori. Qualcuno dirà che le principali fonti di inquinamento sono le industrie. Certo che lo sono, ma l’attività dell’industria non è la causa della mancanza di sensibilità della nostra società, ma la conseguenza del nostro consumismo a bruon mercato. È la nostra società che muove l’industria e i giovani ne sono una componente molto consistente.
Ripeto, il problema esiste, ma non dobbiamo farci ingannare dai falsi profeti che sfruttano tale problema per motivi personali. Certo, questa ragazzina non è uno di questi profeti, ma è solo una mascotte usata per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica. È solo un paraocchi creato da chi inquina per mobilitare le piazze. L’inquinamento è come un gagliardetto che sta in sagrestia che qualcuno prende per farsi vedere mentre lo porta in processione per motivi politici per poi rimetterlo a posto alla fine della sfilata.
Due categorie si distinguono in questa mascherata: i politici e gli attori, soprattutto quelli di Hollywood che sono tra i peggiori inquinatori con i loro SUV, aerei privati e case che consumano più energia in un giorno che un quasiasi cittadino in un anno.
Per non parlare dei politici, o meglio, ex politici che diventano attivisti solo quando non contano più nulla. Il caso più eclatante è stato Al Gore, l’ex vice presidente americano che è stato al potere per decenni senza alzare un dito a favore dell’ambiente. Una volta diventato privato cittadino ha sollevato una canizza per qualche anno, ha scritto qualche libro, un paio di documentari, raccimolato dei premi e ora non si sente più niente di lui, impegnato a godersi i provendi dei diritti sui libri che ha scritto o documentario da lui sponsorizzato. Anche perché scendere in piazza per difendere l’ambiente quando Donald Trump era presidente poteva starci, ma ora che alla Casa Bianca c’è un suo amico democratico, attivo nella lotta contro l’ambiente proprio come Trump, è meglio stare zitti e far finta di niente.
Meglio lasciare il campo a questa ragazzina svedese che viene portata in giro ogni tanto come il gagliardetto della parrocchia del nostro rione, si fa qualche intervista, incontra il solito politico che le stringe la mano tutto contrito, partecipa a una sfilata con i giovani diventati per un giorno tutti ambientalisti e poi, quando si sono spenti i riflettori, tutto tace e l’inquinamento continua. Luci spente, stop al blah blah blah e il gagliardetto torna in sagrestia, o in Svezia.

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