Il giorno dopo la bocciatura del Programma Operativo Straordinario da parte del Consiglio regionale, il presidente della regione e commissario ad acta per la Sanità, Donato Toma, non arretra. Il documento non si tocca, taglia corto. A cambiarlo – dice – può essere solo il Governo, unico interlocutore del Commissario. Si conferma quindi la spaccatura verticale tra Toma e il Consiglio regionale, sancita ieri dal voto trasversale che ha messo insieme le opposizioni ufficiali di 5 Stelle e PD insieme a quelle di complemento rappresentate dai due esponenti di Fratelli d’Italia, Iorio e Romagnuolo, ai quali nella circostanza si sono aggiunti le sponde del consigliere Cefaratti di Orgoglio Molise, che ha lasciato l’aula al momento del voto, e l’astensione del Presidente del Consiglio regionale Micone, in forza all’Udc. E’ finita 10 a 9, un KO tecnico del quale tuttavia Toma non intende tenere conto puntando il dito contro le precedenti amministrazioni regionali.

Oltre al dato tecnico, quello della bocciatura del Pos, ne emerge un altro, quello politico, con una maggioranza di centrodestra in frantumi. Un dato che non si può ignorare, destinato a provocare ripercussioni.

Infine il tema delle dimissioni, chieste a gran voce dalle opposizioni. Non ci penso minimamente – dice Toma – E’ una storia vecchia, sono tre anni e mezzo che vengono chieste.

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