Il Pos 2019-2021 approvato dalla Regione continua a provocare polemiche. Sull’argomento è intervenuto il Comitato pro Cardarelli, che  esprime la sua assoluta contrarietà.
“L’emergenza connessa alla pandemia da Covid 19 ha evidenziato la fragilità del Servizio Sanitario Nazionale, nel suo complesso e in questa regione in particolare – si legge in una nota  – Nonostante le tante criticità, il nostro sistema sanitario ha tuttavia dimostrato di saper affrontare situazioni eccezionali ed inaspettate, assicurando a tutti il diritto alla salute e garantendo ovunque ed a chiunque i livelli essenziali di assistenza, a differenza del “modello Lombardia” – indicato come esempio da studiare e seguire – rivelatosi, nella pratica, nonostante la riconosciuta professionalità degli operatori sanitari, un fallimento.
Da questa tragica esperienza si sarebbe dovuto trarre insegnamenti e conseguenze, necessari soprattutto in una realtà particolarmente fragile come quella molisana. Al contrario – ha denunciato il comitato –  con il POS 2019-2021, approvato da pochi giorni, si è persa la speranza che l’emergenza Covid potesse trasformarsi per il Molise nell’opportunità di modificare, migliorandola, l’organizzazione sanitaria regionale. Una sua attenta lettura non evidenzia, infatti, alcun cambiamento sostanziale, alcuna innovazione, alcun cenno ai punti cardine di quella che sarà la riforma del Sistema sanitario nazionale, pensata non solo per superare le criticità emerse dalla gestione della pandemia, ma per ovviare soprattutto alle devastanti politiche di smantellamento della sanità pubblica che, nel corso di un ventennio, hanno portato, soprattutto in Molise, al collasso del sistema sanitario. Conforme al solco tracciato dalle precedenti strutture commissariali e in perfetta continuità con il POS 2015-2018, l’attuale Piano mira a privatizzare quel che resta della sanità pubblica molisana. Ai più attenti conoscitori delle politiche sanitarie il documento appare un profluvio di parole senza alcuna specificazione di fattibilità circa punti salienti quali il potenziamento della medicina territoriale, l’incremento del personale sanitario anche a livello di assistenza territoriale, la formazione medico-specialistica e la valorizzazione degli specializzandi all’interno delle reti assistenziali, gli interventi infrastrutturali diretti alla riqualificazione e potenziamento delle strutture sanitarie da attuarsi secondo un piano pluriennale di investimenti nell’edilizia e nelle tecnologie sanitarie, lo sviluppo della sanità digitale attraverso l’introduzione di soluzioni innovative atte a facilitare il rapporto tra medico e paziente. Nessun cenno alle Case e agli Ospedali di Comunità, alle Centrali operative destinate alla gestione dei servizi sul territorio, in cui è previsto anche un incremento delle cure domiciliari, alla ridefinizione della posizione e del ruolo dei medici di famiglia.
La riorganizzazione ed il potenziamento delle strutture pubbliche, dunque, totalmente ignorati, il problema della pandemia, della sua gestione e di come si intenderà affrontare eventuali future emergenze non viene neanche nominato, il sistema degli accreditamenti con il privato trattato in modo vago e nebuloso. I soggetti con patologie tempo-dipendenti e i politraumatizzati saranno costretti a rivolgersi a strutture private e ad ospedali di regioni limitrofe, con inevitabile aumento della mobilità passiva e in mancanza di un servizio di elisoccorso, indispensabile per ridurre i tempi di percorrenza. L’Istituto Neuromed di Pozzilli esce dal percorso ictus in urgenza e per la centralizzazione del paziente con ictus emorragico – si legge in un prospetto contenuto nel Piano stesso – è prevista la stipula di accordi con l’azienda AO Rummo di Benevento e con l’AOU Ospedali riuniti di Foggia.
Tra le righe, viene riproposta l’integrazione pubblico-privato con la ex Cattolica, rispetto alla quale il Comitato pro Cardarelli ha da sempre manifestato la propria assoluta contrarietà, non ravvisando alcuna sostenibilità sul piano giuridico, economico e strutturale, come del resto rilevato anche da tutti i Tavoli tecnici. A favore di questo reiterato programma di integrazione, in questi ultimi giorni è stato riproposto anche l’argomento – di cui si parla da oltre dodici anni – della vulnerabilità sismica dell’Ospedale Cardarelli, argomento usato artatamente per chiudere definitivamente l’Ospedale Cardarelli e giustificarne l’integrazione con la ex Cattolica.
In compenso, il Piano istituisce diverse nuove strutture amministrative di comando, di cui sono chiaramente specificati compiti e funzioni. In conclusione, il Comitato pro Cardarelli considera l’attuale Piano Operativo Sanitario inidoneo a risolvere le criticità presenti nella attuale gestione del sistema sanitario regionale e carente rispetto a tutti quegli aspetti tecnico-organizzativi indispensabili per la riorganizzazione dell’assetto complessivo del sistema sanitario regionale. A tale proposito ha richiesto un incontro al Commissario, nel corso del quale presenterà un documento articolato con le proprie proposte di riordino della sanità regionale. Il Comitato pro Cardarelli non aderirà alla manifestazione del 30 settembre indetta dal Forum per la difesa della sanità pubblica di qualità, perché non condivisa né nelle motivazioni nè nell’organizzazione; tuttavia resta convinto che sarebbe necessario ed utile un fattivo confronto non solo con il Forum ma anche con gli altri comitati, con i sindacati e le forze politiche, per individuare punti di convergenza ed obiettivi comuni per la salvaguardia del Servizio sanitario Nazionale”.

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