Un appuntamento che mette insieme fede, sentimento e riflessione in un mondo secolarizzato, cinico e frenetico. E’ quanto sta accadendo presso il santuario dell’Addolorata a Catelpetroso dove si non dati appuntamento per quattro giorni oltre trenta eremiti provenienti da tutta Italia: dalle cime dolomitiche al più remoto entroterra siciliano ai borghi pre medievali della Calabria. Una scelta radicale, quella della solitudine e del silenzio, che però non vuol dire stare fuori dal mondo. La preghiera, il lavoro e l’incontro col prossimo, specie l’ascolto, sono le principali occupazioni che scandiscono la giornata di chi ha operato una scelta radicale, ancestrale, che richiama al ritiro nel deserto dei padri della Chiesa. E’ il caso di suor Lucia Muià, eremita a Gerace, in Calabria. Una scelta che ha forza di dinamite se si considera la vita di questa donna contrassegnata da venticinque anni di ateismo.

Al convegno dal titolo “Il respiro di Dio e della Terra fatto giardino”, aperto da Monsignor Bregantini, prendono parte biblisti e teologi. Il silenzio dell’eremita è il tema trattato da Livia Curcio arrivata dalla sicilia. Il silenzio che precede la voce e le parole.

Don Raffaele Busmelli arriva dalla diocesi di Milano e vive da eremita sulle prealpi lecchesi. La sua è una doppia esperienza, di sacerdote e di eremita. Una scelta maturata e condivisa insieme allo storico e amato cardinale di Milano, Carlo Maria Martini.

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