di Luigi Pizzuto

Tra i piccoli borghi Colletorto è senz’altro una meta da raggiungere. Un pubblico curioso, giovanile e attento ha seguito il giro nei luoghi più nascosti del borgo  per immergersi nella storia di un impianto urbano compatto, di antica memoria. Alquanto vivace nei suoi segreti sconosciuti intorno  alla torre e al palazzo marchesale.

L’iniziativa, dedicata al settecentenario di Dante Alighieri, è stata organizzata dall’Associazione Culturale “La Coccinella”. Il reportage fotografico si deve al prof. Fabrizio Occhionero. Si è trattato di un suggestivo viaggio per i vicoli del borgo, sul tracciato della Divina Commedia, oltre i dati reali, in senso traslato: dai temi “oscuri” e allegorici del bel Portale del Purgatorio ai segreti silenti più pii e rasserenanti della Porta del Battista, conosciuta pure come Porta degli Angeli.

Luogo di partenza del folto gruppo di curiosi la Chiesa del Purgatorio, che, con i suoi simboli, le sue iscrizioni e i suoi affreschi ricoperti da nerofumo appena visibili,  idealmente richiama ogni cristiano a dare un senso più forte al  cammino della propria anima. Sede di una importante Congrega di Carità nel Settecento, un tempo ubicata foris portam, come si legge in un dettagliato apprezzo dell’epoca, rispetto al nucleo abitativo più antico, la chiesa, nella sua impostazione architettonica, testimonia un esempio di  vita religiosa protesa ad aiutare i meno abbienti del paese. Insomma un esempio rigoroso e concreto di vita cristiana e di vita sociale in paese.

Attraverso la lettura di vari manufatti di pietra sono emersi, appunto, questi valori, di cui oggi ha bisogno la vita degli uomini. Il gruppo dei turisti ha apprezzato molto lo spirito di questo inusuale viaggio divino  in un contesto antico,  che resiste  nei racconti di ieri e nella voce taciturna di non poche pietre,  talvolta abbandonate a se stesse. Su questo tracciato di storia secolare, dopo aver varcato l’Arco De Rubertis, tappa ai piedi di Porta Castello, dove è possibile vedere, ancora oggi,  il sistema di chiusura di un accesso simile ad un antro sempre più stretto che  sale e, quando si fa buio, trasmette non pochi palpiti di paura. Qui riecheggiano le grida, le tensioni, i segreti e il modus vivendi  d’un tempo.  Da un atto conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, risalente al 1704, sappiamo nei dettagli  com’era distribuita la cinta muraria dell’antico castello con le sue torrette di guardia. Conosciamo la condizione delle famiglie che vi abitavano e lo stato delle umili costruzioni   in più occasioni spesso rimaneggiate. In questo contesto di vita passata sono nate storie di fantasmi e di streghe, di mazzamurrelle, di lupi mannari e di fattucchiere che hanno riempito di  trepidazioni angoscianti le lunghe notti della povera gente.  Sulle ali della memoria e di un immaginario che ancora colpisce, lungo il tortuoso tragitto sono riemersi anche  i racconti più belli e seducenti. Tra questi  la storia del  “male dei sette archi”. Di notte, nel cuore del paese più antico, gli ambienti più scuri, che terminavano con arcate ad imbuto fino a far passar con fatica perfino i corpi più piccoli, si trasformavano in luoghi di cura. Sotto il controllo di un’anziana esperta che aveva poteri particolari, in questi angoli bui si poneva rimedio a quei malanni di cui non si conosceva nessuna cura. Chi era affetto da una grave malattia,  per sette giorni, a mezzanotte, lontano dagli sguardi comuni, doveva percorrere le arcate più anguste e più strette per ottenere qualche possibilità di miglioramento. Lungo questo cammino di ricordi si è accesa più volte la fantasìa. Incredibili le emozioni provate tra l’Arco della Sacrestìa e la Porta degli Angeli, quest’ultima accesso monumentale della prima chiesa parrocchiale. Sulla facciata laterale spicca un bel portale trecentesco, con due angeli in bassorilievo che alleviano il supplizio del Battista,   dedicato, appunto,  a San Giovanni Battista, patrono del paese. Presenta un acronimo in lingua latina ai lati della testa decollata del Battista. Sull’architrave  aleggiano  sentimenti inattesi che ognuno stringe a se stesso. Spingono ad orientare lo sguardo sempre più su. Dalla “Chiesa del  Purgatorio” alla “Porta degli Angeli” il passo è breve verso il Cielo. Improvvisamente prende corpo l’immagine inattesa  di un viaggio allegorico felice, pieno di luce divina. Nella volta stellata si riaccende la stagione dei sogni e dei desideri. Per un attimo si spegne ogni  inutile voce. Stranamente nel silenzio ognuno ritrova il suo stato di quiete. Percepisce che qualcosa da sempre gli appartiene. Gli slarghi, i crocicchi, i corti affacci  nel borgo antico diventano piccoli luoghi del cuore,  dove poter recuperare esperienze, pezzi di vita dimenticati e la grazia di abbracci straordinari. Tra gioie e dolori il flash dei ricordi si rinnova. Stranamente impossibili dialoghi si rimettono in piedi. Il cammino prosegue tra usci sbarrati da tempo abbandonati. I passi si amplificano.  Si mescolano alla voce narrante. Intanto tra le pareti di pietra risuona la terzina  di Dante più famosa: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. L’insegnamento è chiaro. Sale in alto. Diventa patrimonio del gruppo. In ogni cammino per raggiungere la meta è necessaria  una buona dose di conoscenza. Ma deve essere accompagnata dai sussurri del cuore se si vuole ridare tono alla vita dell’uomo. L’ultima tappa, sulla scalinata del monastero, ha consentito di fare il punto sui giri di  questo percorso inedito. Le immagini del  video di Gaetano Nasilli hanno accentuato il linguaggio e il valore delle pietre nascoste. Ricordando che si difende la bellezza del proprio paese se si ama ogni pietra di ieri. Evitando ogni intervento scriteriato che tenda ad abbrutirla o ad oscurarla. E’ qui che ognuno può ritrovare le proprie radici. Rivederle. Rileggerle.  Abbracciarle come si deve.

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