La Corte dei Conti ha rigettato la richiesta avanzata dalla Procura Generale nei confronti degli ex Sindaci del Comune di Larino, DE CAMILLIS, GIARDINO e IANNUCCI in carica dal 1989 al 1991 nonchè di altri amministratori chiamati a rispondere per un danno erariale pari ad  € 2.661.858,31 per non aver concluso la procedura dell’esproprio della Zona P.I.P. di Larino.

Nel 2017 i Sindaci, difesi dagli avvocati Vincenzo Iacovino e Fausi Khalifh Iannucci, venivano invitati a dedurre e successivamente citati in giudizio dalla Procura Generale per un presunto comportamento “inerte ed omissivo”, consistito nel non aver compiuto gli atti connessi alla posizione occupata, ritenendo che avessero determinato un danno erariale di € 2.661.853,31.

La Corte Regionale a seguito dell’istruttoria svoltasi nel giudizio di merito ha accolto le tesi difensive degli avvocati Iacovino e Khalifh Iannucci adottando una pronuncia assolutoria.

“Le ragioni di tale decisione, secondo il giudice contabile – hanno spiegato i due legali – risiedono sull’erroneo presupposto che spettasse ai Sindaci il potere di concludere la procedura espropriativa e soprattutto non e’ risultata dimostrata la grave colpevolezza di costoro, intesa come atteggiamento di macroscopico dispregio delle norme di ordinaria diligenza dell’agire amministrativo, e come consapevole violazione di doveri normativamente attribuiti”.

“Aggiunge la Corte – hanno continuato Iannucci e Iacovino – che qualora potessero aver esercitato un ruolo causale ai fini della produzione di ritardi nello svolgimento del procedimento espropriativo, non potrebbero comunque essere imputate ai convenuti delle responsabilita, in quanto dipendenti dal comportamento di altri soggetti esterni al Comune e rimasti estranei al giudizio.Pertanto, i Sindaci convenuti hanno rispettato i doveri normativi di diligenza, impulso, coordinamento e sorveglianza e comunque non si può ritenere raggiunta la dimostrazione della grave negligenza che nel complesso quadro fattuale avrebbe connotato le contestate omissioni, né dell’efficienza causale che esse avrebbero avuto nella produzione dell’esborso e tantomeno del modo in cui fosse disponibile, ai convenuti, il potere di procurare un diverso esito degli event. Peraltro il termine finale della procedura di esproprio era spostato ad un momento in cui l’ultimo dei Sindaci evocati non era già più incarica”.

“Con tale pronuncia – hanno sottolineato gli avvocati – viene rigettata la prospettazione attorea imperniata sull’assunto che, ove fosse stata conclusa la procedura di esproprio entro i cinque anni il Comune non avrebbe sopportato i costi determinati dal contenzioso risarcitorio introdotto dai privati espropriati. Secondo il giudice contabile, infatti, gli amministratori e i tecnici comunali hanno fatto affidamento sul disbrigo delle pratiche d’esproprio, da parte dell’impresa, come previsto nel capitolato d’appalto. Tale circostanza, puntualmente eccepita dai legali degli ex sindaci, non ha trovato ingresso nel giudicato civile del 2007 che avrebbe comportato di certo una limitazione dei danni in capo al comune”.

Iacovino e Iannucci si sono detti soddisfatti della pronuncia emessa dalla Corte dei Conti “che – hanno evidenziato – ha ristabilito la verità dei fatti e riconsegnato agli ex Sindaci il decoro e l’onore che meritano per aver operato sempre bene ed al meglio delle loro possibilità per la realizzazione di un’opera della quale anche oggi si vedono i risultati strategici. La sentenza – hanno concluso – riconosce ai protagonisti della politica di quel tempo la capacità di programmare il futuro di un territorio ed in particolare vi è soddisfazione per aver ristabilito, anche se postuma, la rispettabilità del defunto Guglielmo Giardino, sindaco che come gli altri ha sempre ricercato il bene della propria Città e della collettività e se un danno vi è stato oggi le responsabilità vanno ricercate in capo ad altri”.

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