Nei giorni scorsi, la famosa giornalista Selvaggia Lucarelli si è recata in visita in Molise facendo tappa anche ad Agnone. Tra i posti visitati nel centro altomolisano, oltre la Fonderia “Marinelli” e la pasticceria “Gerri”, figura anche il ristorante “Locanda Mammì”, dove la scrittrice si è spostata per pranzare.

In tale contesto, la Lucarelli ha avuto modo di ascoltare un emblematico discorso di alcuni clienti del locale seduti in un tavolo vicino. La loro discussione è stata menzionata in un post Facebook della conduttrice, insieme al ricordo delle origini agnonesi della nonna paterna:

Eravamo in un ristorante appena fuori Agnone, una cittadina molisana molto graziosa famosa per la sua storica fabbrica di campane Marinelli, che vale una visita. (è anche il paese originario di mia nonna paterna Leonilde Paolantonio, ma questa è un’altra storia)
Accanto a me e a Lorenzo c’era un tavolo con quattro signori di una certa età, sicuramente più vicini agli 80 che ai 70.

Due coppie. Le signore molto eleganti, curate e così i due mariti. Forse consuoceri, ma su questo non metterei la mano sul fuoco. Beh, insomma, la vicinanza, il ristorante poco affollato e il tono di voce piuttosto alto del signore più loquace hanno fatto sì che sentissi molte parti delle loro conversazioni.
Il signore col tono di voce alto raccontava che aveva in programma di scrivere un saggio sulla psicanalisi di Freud. Poi, visto il contesto, si è messo a spiegare le guerre sannitiche specificando che sono state ben cinque, mentre le puniche solo tre. Raccontava che i suoi bisnonni erano ramai e poi il discorso al tavolo è passato al tema dell’eccesso di meccanizzazione. Una delle due signore ha spiegato agli altri che cosa sia il frutto della passione, base di uno dei dolci del menù, uno dei due signori si è arrabbiato perché non gli portavano i grissini affermando che facevano parte del suo regime dietetico.

Una delle due coppie ha un po’ battibeccato (il signore col tono di voce alto esperto in guerre sannitiche aveva chiaramente un carattere niente male) e poi insomma, noi abbiamo finito il pranzo e loro erano ancora lì a parlare di cibo, storia e progetti in cantiere. Avranno avuto più di tre secoli in quattro. Io per tutto il pranzo ho pensato a quanta vita ci fosse a quel tavolo. A quanto presente. A quanto futuro. E nei giorni seguenti non sono riuscita a smettere di pensare a quanti anziani si è portato via quest’anno e mezzo maledetto, a quanto sia stata storta la narrazione del “tanto muoiono i vecchi”, a quanto egoismo c’è in chi ancora oggi non pensa a proteggere chi a 80 anni ha in cantiere un saggio su Freud e assaggia per la prima volta un dolce al frutto della passione.

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