L’ex Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ospite a Termoli della parlamentare Giuseppina Occhionero, ex Leu e oggi passata tra le fila di Italia Viva, è intervenuto su una delle pagine più buie della storia politica molisana che, al tempo dei fatti, lo ha visto coinvolto nella sua veste di Presidente del Consiglio. Parliamo di quello che è comunemente conosciuto come “Processo Bari”, un processo che ha visto coinvolti due onesti cittadini, il magistrato Fabio Papa e la direttrice di Telemolise, Manuela Petescia, entrambi assolti nel primo e nel secondo grado di giudizio con formula piena.

Sei anni di calvario giudiziario basati sul nulla, come hanno appurato i giudici, un cumulo di menzogne spazzate via dal vaglio processuale , fondate sulle accuse destituite di ogni fondamento dell’allora Presidente della Regione Molise, Paolo di Laura Frattura e del suo storico legale, l’avvocato Salvatore di Pardo. A sostenere l’accusa di Frattura, a gennaio del 2016, arrivò la costituzione di parte civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri con Renzi a capo del Governo. A Termoli Renzi ha fatto tappa per presentare il suo nuovo libro, Controcorrente, ma il discorso, inevitabilmente, parlando di Frattura, da controcorrente si è fatto di corrente. Paolo di Laura Frattura è stato il capocorrente di Renzi in regione, sin dai tempi in cui l’ex sindaco di Firenze fu il primo a sostenerne la candidatura al vertice della Regione.

La corrente non c’entra niente, dice Renzi, sostenendo l’improbabile tesi della costituzione in giudizio da parte dello Stato come fatto automatico, cosa che senza scomodare dotti medici e sapienti potrebbe smentire uno studente implume al primo anno di giurisprudenza.

La fuorviante risposta di Renzi ha fatto saltare dalla sedia più d’uno degli esperti di diritto, come nel caso dell’avvocato Roberto D’Aloisio che così ha commentato. “Quella di Renzi è una balla clamorosa. Renzi è smentito da documenti inconfutabili, i registri giudiziari che riportano la costituzione di parte civile dello Stato solo in rarissimi e mirati casi”.

Nello specifico, la tesi fantascientifica sostenuta dall’Avvocatura dello Stato per conto della Presidenza del Consiglio è stata quella della memoria GABA, ovvero di un neurotrasmettitore inibitorio che avrebbe impedito a Frattura di ricordare il giorno della tentata estorsione di cui sarebbe stato vittima. E’ noto il grottesco balletto di tempi e date prodotto da Frattura in giudizio. Caso più unico che raro nella storia giudiziaria e delle neuroscienze, poiché oltre a Frattura la memoria GABA ha gabbato pure Di Pardo, anche lui risucchiato nel vortice delle date. Quello della memoria GABA è un fatto serissimo, qui utilizzato in forma ridicola, che riguarda la memoria di vittime di reati gravissimi, come lo stupro. Non una tentata estorsione, per giunta dimostratasi totalmente falsa.

La memoria, o meglio il vuoto di memoria, deve però essere una caratteristica dei renziani. Lo stesso Renzi, a domanda precisa, dice di non ricordare il processo nel quale, come Presidente del Consiglio è intervenuto.

Oltre la memoria giudiziaria e la perdita di memoria politica, resta l’infamia di una accusa falsa e soprattutto una domanda: le spese sostenute dalla Presidenza del Consiglio dei ministri sono pagate dai cittadini italiani, adesso, a verità appurata, a questi cittadini chi rifonderà il danno che si aggiunge alla beffa?

 

 

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