Giustizia e verità per Mario Paciolla, il giovane cooperatore di pace Onu morto in Colombia il 15 luglio di un anno fa. E’ quello che chiedono i genitori Giuseppe e Anna che a Campobasso, invitati dal Consiglio Comunale, dopo la mozione promossa da Giose Trivisonno e approvata all’unanimità, hanno raccontato la storia di quel figlio, Mario, che amava la vita e il suo lavoro. Perchè è morto a soli 33 anni? perché, in 30 secondi, con una telefonata che hanno definito brutale, hanno riferito a Giuseppe e Anna che si era suicidato? I genitori non credono a questo, hanno parlato di ritardi anche nelle comunicazioni con l’Italia e come nei giorni precedenti Mario – hanno aggiunto – volesse tornare in Italia. Dubbi e zone d’ombre, nessuna battaglia, solo la verità quello che vogliono e credono nella giustizia italiana. Lo stesso vorrebbero a livello internazionale, in particolare dall’Onu.

Mario era anche un giornalista che raccontava situazioni e aveva raccontato già nel 2018 la situazione in Colombia.
Grazie alla rete Paciolla e ad Amnesty, Anna E Giuseppe girano l’Italia per far conoscere la storia di Mario. A Campobasso sono stati accolti dal sindaco Gravina, dal capogruppo del centrosinistra Giose Trivisonno, dalla capogruppo dei 5 stelle Evelina D’Alessandro, dal presidente del Consiglio Comunale, Antonio Guglielmi, dalla rappresentante della rete Paciolla per Campobasso, Paola Mitra e dal rappresentante locale di Amnesty International, Adelindo Di Donato. Sulla facciata del comune esposto un banner con su scritto Giustizia per Mario Paciolla ed è stato annunciata anche una giornata dedicata ai cooperatori di pace come Mario.

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