Maurizio Di Marzio oggi ha 61 anni, gli ultimi 30 li ha passati in Francia dove ha aperto un ristorante e dove si è rifatto una vita. La detenzione francese per l’ex brigatista è durata solo 24 ore: arrestato l’altro ieri, dopo essere sfuggito al maxi bliz della scorsa primavera, è stato rimesso in libertà ieri.
Le autorità di Parigi hanno disposto la scarcerazione stabilendo per lui il controllo giudiziario, che implica il divieto di uscire dal territorio francese, con ritiro del passaporto e l’obbligo di firma in commissariato a Parigi ogni 15 giorni. Maurizio Di Marzio, originario di Trivento, e’ l’ultimo ex terrorista per il quale l’Italia chiede l’estradizione.
Militante delle Brigate rosse negli Anni di piombo, e’ stato condannato per diversi atti di terrorismo e la sua pena non e’ ancora prescritta, come invece sembrava in un primo momento. Deve infatti ancora scontare cinque anni e nove mesi di carcere, su una condanna a 14. Lo ha stabilito la Corte d’Assise di Roma con un provvedimento depositato l’8 luglio. Lui proprio nelle ultime settimane era ricomparso pubblicamente e avevo scritto anche sui social.
Negli archivi di polizia, il nome di Di Marzio e’ legato all’attentato al dirigente dell’ufficio provinciale del collocamento di Roma Enzo Retrosi, nel 1981, e soprattutto al drammatico tentato sequestro del vicecapo della Digos della capitale Nicola Simone il giorno della Befana del 1982. Quel giorno, verso le 15, un brigatista travestito da postino busso’ alla porta del poliziotto. Che pero’, visti i tempi, non si fidava. Guardo’ attraverso lo spioncino e poi apri’, ma in pugno aveva la sua pistola. I cinque componenti del commando lo aggredirono, sparando e cercando di immobilizzarlo, ma Simone – sebbene fosse gia’ stato gravemente ferito al volto – apri’ il fuoco, colpendo uno dei terroristi e mettendoli in fuga. Il funzionario, che per questo episodio ottenne la Medaglia d’oro al Valor civile, e’ stato il primo direttore Interpol Italia e il primo dirigente dello Sco, il Servizio Centrale Operativo della Polizia. Nominato prefetto. E’ morto nello scorso mese di marzo. Di Marzio, invece, per quel fatto ha scontato sei anni di prigione, poi come tanti altri e’ fuggito in Francia grazie alla cosiddetta “dottrina Mitterand”. Piu’ volte si e’ detto un “perseguitato”. “Ho fatto un sacco di cose stupide e non le rifarei, ma sono cambiato”, si e’ confidato qualche anno fa in una intervista. “Non ho mai ucciso nessuno”.
Ormai riteneva di avere scampato il pericolo grazie alla prescrizione, che sembrava fosse arrivata il 10 maggio. Bastava sparire dai radar per due settimane. Il provvedimento della Corte d’assise di Roma dell’8 luglio (contro cui la difesa di Di Marzio ha gia’ annunciato ricorso) ha pero’ fatto scattare il nuovo arresto.

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