di Luigi Pizzuto

La poesia è uno stato d’animo, dove, tra luci ed ombre, brilla la voce del cuore. Questo delicato sentire si avverte in Pensieri e parole. Una silloge poetica scritta da Virginia Macchiaroli Mucciaccio, edita a Termoli da Cantieri Creativi, illustrata dall’artista Antonietta Caruso.

La preziosa raccolta si legge tutta d’un fiato. Nelle poesie c’è l’intreccio infinito tra il gomitolo delle emozioni e i dati sensibili che costituiscono il mondo dell’autrice. Anche laddove si avverte un sentire mesto c’è tanta voglia di vivere. Il lessico si apre alla bellezza di un universo che pare vicino. In “Aurora” c’è l’anelito dell’anima oltre le nuvole dove riposa l’azzurro. Si desidera l’alba ma anche la lucente aurora è bentornata con la sua rosea sinfonia di note misteriose piene di magia. Le cose più care, l’amore, la vita, la fede animano il cammino di Virginia Macchiaroli. Nel fluire del tempo, pensieri, parole e cose si abbracciano a vicenda.

Nelle stanze dell’intimo raccontano l’orgoglio delle proprie radici. Qui il verso è anche racconto delle proprie esperienze di vita. Il borgo antico di Termoli sussurra memorie di vicende obliate. Troneggia sugli alti bastioni la fortezza sveva, accarezzata dal sole, schiaffeggiata dalle tempeste. Si fa sentire di più l’orgoglio delle proprie radici in La torre del mio paese che si erge silenziosa nelle notti serene verso il cielo per abbracciar le stelle. Nelle pietre consunte dal tempo riemerge l’urlo solitario di Giovanna I d’Angiò, vivace regina di Napoli. Tra gli ulivi di Lauretum si accende il sublime. Sotto la luna, signora degli spazi infiniti, brilla il volto scuro di Santa Maria Lauretana piena di gioventù. Molti versi sono come perle che brillano. Ti accarezzano. Non feriscono mai. Ci indicano la strada da seguire. Come dice la poetessa, squarciano il velo dell’oblio per diventare eterna poesia. Sembra riascoltare l’invito di Franco Arminio dettato nella Lettera ai ragazzi del Sud : “Uscite e ammmirate i vostri paesaggi. Prendetevi le albe non solo il far tardi. Voi siete in un punto del mondo in cui il dolore più facilmente si fa arte. E allora suonate, cantate, scrivete, fotografate”.

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