di Giuseppe Carriera

Il compleanno di Carlo Ferrante sarebbe stato il 21 settembre, ma la ricorrenza a cui teneva di piu’ era il 17 luglio, data in cui 44 anni fa aveva dato con alcuni amici forma all’ idea di una “radio libera” di qualità.
In quella data nasceva Radio Luna Campobasso, da subito nell’ orbita delle cento Radio Luna d’ Italia di cui quella della capitale era capofila.
Un idea vincente da subito – che ancora oggi è attiva con successo – e che ebbe una risposta immediata da parte dell’ascolto e del mercato. Da quel 17 luglio 1977, nel volgere di qualche anno, la radio avrebbe affermato un modello ispirato alla qualità ed espanso il suo bacino d’utenza moltiplicando gli ascolti. Da sempre in sinergia con Telemolise, Radio Luna aveva condiviso l’importanza dell’ informazione in radio, arrivando a cavallo tra gli anni 80 e 90, ad avere una redazione strutturata – direttore responsabile il compianto Gianni Oriente – e corrispondenti ovunque in regione. Il potente trasmettitore di Cerro del Ruccolo rendeva la radio molisana ascoltabile da Francavilla a Bisceglie, oltre alla copertura regionale offerta dalle frequenze storiche, come 102.750 da Ferrazzano. In quella radio si sono formati, sono passati o sono approdati quasi tutti i personaggi radiofonici e televisivi di punta della regione, molti dei quali approdati sulle frequenze di grandi network.
Parlare di Carlo Ferrante è impossibile senza fare un pensiero affettuoso che fa tutt’uno con la radio.
I suoi trascorsi in Marina, l’attività musicale con i primi, gloriosi complessi di Campobasso. La parentesi come gestore di una delle prime “boutique” giovanili dove comprare i blue jeans a Larino, la cattedra come professore di educazione tecnica e poi l’intuizione: creare una radio. Sua ragione di vita, in tutte le fasi della stessa.
Amava i Beatles, Mina, tutta la musica bella. Gli “scontri” sempre risolti con un sorriso quando bisognava affiancare a “Yesterday” il tormentone house del momento. La “Mini minor” color caffelatte con cui si spostava in città, il suo baffo e gli occhiali sfumati di moda all’ epoca. Frammenti e ricordi di un uomo che senza richiedere troppe spiegazioni, mi accolse in quella grande famiglia radiofonica come accaduto per tanti altri speaker, proprio di questa stagione ma tantissimi anni fa. Ero appena maggiorenne, arrivato a piedi e di filato nella “porta a destra” dell’ edificio di via Labanca, dove prima c’era l’Aramacao. Il mio sogno era fare il Disk-Jockey. Carlo riconobbe in me un altra attitudine, e mi consegno’ al giornalismo radiofonico che mai fino ad allora avevo considerato. L’otto dicembre di quell’anno sarei andato in diretta con il mio primo radiogiornale, dopo qualche mese eravamo già in onda con i “servizi” registrati non al telefono ma con pesanti registratori professionali a batteria di marca JVC , raggiungendo ogni angolo del Molise Ford Fiesta con il marchio storico – blu su bianco – piu’ grande del cofano motore.
Di li a poco, mi avrebbe offerto il coordinamento della redazione, di cui era direttore responsabile Gianni Oriente.
La tecnica – con i costosi registratori Revox a bobine, i lettori e i registratori CD che costavano milioni, dischi sempre in anteprima, trasmettitori potenti. Ma anche lo spirito di squadra, che metteva insieme giovani talenti, giornalisti, intellettuali, personaggi riconosciuti dal grande pubblico in un progetto in cui ognuno poteva “dire la sua” per la crescita comune.
La lista dei colleghi che hanno diviso quelle esperienze è sconfinata. Tante anche le onde che hanno scosso l’imbarcazione senza mai arrestarne la corsa, tutt’altro.
Si stringe il cuore a pensare che tanti dei protagonisti, degli attori principali di un epoca bellissima per tutti e di una età magnifica per tanti di noi speaker di piu’ generazioni… sono a trasmettere ormai dal Cielo.
E’ bello pensare che chi lascia un segno non muore mai. E tra quei transistor, dietro quella scala ferma sui 102.750 degli anni 70, ci sono loro. Angeli di un mezzo – la radio – che ha segnato una svolta nella libertà di esprimersi e anche di realizzarsi professionalmente. Da oggi, tra quegli angeli, c’è anche lui. Il caro Carlo. Un abbraccio sincero a Margherita e Manuel.

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