«Sulla vicenda della Cattolica occorre una presa di posizione forte e autorevole: e a farlo devono essere gli arbitri, i detentori del potere di programmazione e accreditamento, non certo i potenziali concorrenti». Così Candido Paglione, sindaco di Capracotta e presidente di Uncem Molise, interviene sulla vendita del Gemelli-ex Cattolica.

«Sembra – dice il sindaco – la storia di Totò che voleva vendere la Fontana di Trevi. Ed è comprensibile il malcontento dei molisani. Si tratta, infatti, di una istituzione che è stata finanziata interamente con risorse pubbliche, proprio perché concorresse, insieme agli ospedali pubblici, all’erogazione di prestazioni di alta qualità per il Molise e le regioni limitrofe. La messa in vendita delle attività sanitarie e della sede o anche il suo affitto ad altri privati, senza un necessario passaggio per la regione e i ministeri della salute e dell’economia è fuori da ogni logica di buon senso – dice senza mezzi termini Paglione».

Fin qui Paglione e la sua è una presa di posizione che arriva dopo quelle dei comitati di Campobasso e Isernia, ma la domanda principale resta senza risposta: perchè il Gemelli vuol vendere, perchè vuole andar via dal Molise, abbandonando il business della sanità privata in convenzione?

È probabile che non si conosceranno mai i motivi del disimpegno della sanità vaticana dal Molise. Probabilmente ci sono a monte motivazioni non solo economiche, ma a noi molisani resta un solo obiettivo da raggiungere: quello di impedire che l’immenso patrimonio professionale e scientifico del Gemelli vada disperso, o finisca in mano a privati che lo svalutino. L’acquisto da parte della Regione sarebbe l’ideale, ma parliamo di una Regione, per quel che riguarda la sanità, commissariata da un decennio, oberata di debiti e commissariata da personaggi che non hanno alcuna intenzione di aumentare i servizi, bensì il contrario, tagliare, tagliare e tagliare per risparmiare.

Quindi gli appelli alla Regione e per essa alla Degrassi hanno una sola destinazione, quella del cestino della commissaria.

Cosa resta da fare? Prima di tutto sperare che il Vaticano ci ripensi e mantenga la sua presenza in Molise, accogliendo l’appello dei vescovi che, conoscendo le cose di Santa Romana Chiesa, la richiesta l’hanno fatta direttamente al Papa e non alla povera e squattrinata Regione Molise.

Ma, se il Vaticano, va avanti nella dismissione, dobbiamo almeno augurarci che chi subentrerà sia in grado di mantenere gli attuali elevati standard del Gemelli. Stando alle indiscrezioni finora trapelate, le offerte sul tappeto sono cinque, ce ne sono tre riferibili a gruppi molisani: il fondo di Gamberale, manager internazionale con radici ad Agnone, il Gruppo Sanstefar e i l’Ircss Neuromed di Pozzilli. Le altre due sono quella del Gruppo Humanitas di Milano e quella dell’Università Pagaso Gruppo Iervolino.

La speranza è che il Gemelli resti in Molise e che qualunque sia il compratore ne difenda le qualità, il personale e l’offerta sanitaria. Tutte eccellenti.

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