di Paolo Frascatore

Nel momento in cui tutto sembra procedere verso un liberismo sfrenato ed antisociale, che fa dell’economia il motore di ogni attività politica e sociale, si riapre con forza il grande ruolo dei cattolici democratici nella nuova fase e del pensiero politico che ha accompagnato la nascita dello Stato democratico.

Paolo Frascatore

Scriveva Giovanni Galloni, nel marzo del 1994 sul primo numero di “Nuova Fase”: “una politica che intenda realizzare i fini posti allo Stato dalla Costituzione non può essere che una politica sociale e non certamente di restaurazione del capitalismo puro a base individualista.”

Questo monito, ancor più valido oggi, dovrebbe costituire la base di partenza della riflessione e della nuova politica; perché oggi non è possibile continuare stancamente in una sorta di assopimento politico e culturale.

Infatti, è proprio nel sociale che possono essere colte tutte le ingiustizie e le contraddizioni insite nel sistema capitalistico puro.

Occorre procedere, finalmente, ad una seria riflessione culturale e politica, partendo dalla realtà economica che si è determinata a livello mondiale e che continua a determinarsi, con la creazione di sempre maggiori sacche di disoccupazione e di povertà.

Sono molti gli studiosi di questioni economiche a sostenere, in questi ultimi tempi, che il sistema economico a livello mondiale è vittima di una “crisi di sistema”.

Il che equivale a dire che il capitalismo puro è entrato in una crisi irreversibile.

Se il capitalismo, infatti, ha avuto buon gioco e si è affermato sempre più durante il secolo scorso, quando il mondo era diviso in due blocchi; oggi, lo stesso capitalismo è vittima della sua politica ormai satura che non consente più ulteriori sbocchi di allargamento del mercato e, conseguentemente, di profitto.

Le vicende economiche degli ultimi tempi testimoniano ampiamente questa crisi e mettono a nudo anche la continua crescita non solo della disoccupazione, ma anche di strati sociali che sino a qualche decennio fa godevano se non di uno stato di benessere massimo, comunque di un certo agio economico che permetteva loro di guardare positivamente al futuro.

Se alla metà degli anni ottanta la sinistra democristiana rifletteva sul dato di Peter Glotz della famosa “società dei due terzi”, con il terzo escluso ed emarginato dal sistema economico che, proprio per essere minoranza, non poteva in alcun modo far valere i propri diritti (dittatura della maggioranza); nella situazione attuale assistiamo ad un processo inverso, con una situazione completamente rovesciata. Sono i due terzi, cioè la maggioranza, a vivere in una situazione economica globale di difficoltà e di crisi (dittatura della minoranza).

Allora, se la nuova fase politica che si è aperta a livello mondiale con la caduta del muro di Berlino non viene ricondotta lungo una coraggiosa politica di riforme strutturali a livello economico, si rischia una terza guerra mondiale. Cioè, le condizioni sempre più indigenti della maggioranza della popolazione mondiale possono portare ad effetti devastanti, paragonabili ad una guerra mondiale.

Occorre, allora, riflettere sui limiti del sistema capitalistico. Una riflessione che non può non coinvolgere la stessa Chiesa ed il suo ruolo di guida spirituale e morale.

Questo vuol dire procedere verso quel principio teorizzato da Dossetti di una libertà finalizzata.

Perché una libertà che non abbia un fine sociale è una falsa libertà in quanto, oltre a non rendere liberi tutti gli individui, genera altresì diseguaglianze economiche che, di fatto, annullano qualsiasi libertà individuale.

Non sono pochi gli esempi di democrazie avanzate che stanno realizzando una sorta di partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa insieme ai datori di lavoro.

Oggi più che mai è chiaro che, con la nuova fase che si è aperta, l’impresa diventa una società intermedia finalizzata a produrre un risultato di beni e servizi in funzione sociale.

Nell’età contemporanea, la situazione politica è completamente nuova e richiede idee innovative e strutture che ridiano preminenza ai cittadini. Non basta più, però, tornare al concetto di Stato democratico, occorre, invece, realizzare lo Stato sociale; ossia non solo il coinvolgimento dei popoli nella vita dello Stato, ma anche come reali fruitori della ricchezza prodotta.

Lo Stato sociale è lo Stato in cui tutti i cittadini, oltre a partecipare attivamente alla vita dello stesso (democratico), sono anche i destinatari finali della ricchezza prodotta, in funzione di quei principi di giustizia e di uguaglianza che stentano a realizzarsi nel Terzo Millennio per le resistenze, ormai vecchie, di un potere economico che rappresenta meno di un terzo della popolazione mondiale.

Potrebbe interessanti anche:

Franco Rodano e la cultura cattolica

di Paolo Frascatore Gianfranco Pasquino, con il suo acume politico ha spesso definito l’op…