Dopo sette anni di odissea giudiziari si conclude la vicenda che ha visto coinvolto l’ex consigliere e assessore regionale, Massimiliano Scarabeo, accusato a suo tempo di truffa ai danni della Regione. A formulare l’accusa, al tempo dei fatti, fu il Procuratore capo di Isernia, Paolo Albano, che contestò a Scarabeo l’amministrazione di fatto di una delle società del omonimo gruppo. Restituita adesso al politico piena dignità: il fatto non sussiste. Restano però le ferite di quella vicenda. “Io – dice Scarabeo – in quell’aula non dovevo proprio esserci”.

All’epoca dei fatti, a Scarabeo vennero applicate le misure cautelari degli arresti domiciliari e del divieto di dimora. Misure assolutamente sproporzionate dice il difensore Mariano Prencipe.

Nel corso della conferenza stampa tenuta da Scarabeo a seguito della sentenza, il politico si toglie più che qualche sasso una montagna dalle scarpe. Il primo riguarda l’ex Presidente della Regione, Frattura, che a botta calda ne chiese le dimissioni, Scarabeo allora era assessore alle attività produttive. Il secondo è per il Movimento 5 Stelle. Greco sul piano locale e Di Maio su quello nazionale cavalcarono la vicenda. Adesso – dice Scarabeo – mi aspetto le scuse da parte del ministro degli esteri.

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