Era stata una carneficina. L’asfalto disseminato di corpi e due mezzi accartocciati: il pulmino trasportava i profughi nei campi tra Molise e Puglia a raccogliere pomodori. All’alba del 6 agosto del 2018, la corsa del furgoncino si era fermata contro il muso di un tir, sulla statale Adriatica tra San Severo e Termoli. Nello scontro, dodici braccianti agricoli, tutti di origine nordafricana, avevano perso la vita. Ora ci sarà un processo a Larino. Lo ha stabilito il giudice dell’udienza preliminare che ha rinviato a giudizio tre persone, titolari e responsabili di un’azienda agricola di Camponarino.
E’ il risultato dell’inchiesta della Procura frentana su caporalato. Il fascicolo, aperto dell’allora procuratore capo Antonio La Rana, ha messo al centro proprio il fenomeno del lavoro nero nei campi, e lo sfruttamento dei giovani profughi che arrivano in Italia e in gran parte sono destinati al raccogliere pomodori nelle campagne tra Puglia e Molise.
Secondo gli inquirenti, i giovani migranti erano stati tutti ingaggiati da un’impresa di Campomarino. Il gravissimo incidente aveva anche riaperto la questione legata allo sfruttamento da parte dei caporali.
Abbiamo scelto il rito ordinario – ha dichiarato Vittorino Facciolla che con Angelo Prozzo e Andrea Codispoti fa parte della difesa – perché l’azienda aveva regolarizzato tutti i migranti, anche aprendo posizioni all’Inps. E durante il dibattimento cercheremo di dimostrarlo”.
Il processo è stato fissato a ottobre. Un altro filone d’indagine, invece, è rimasto a Foggia a carico delle aziende pugliesi per le quali lavoravano le giovani vittime. Resta invece ancora da dipanare l’inchiesta sul tremendo incidente nel quale dodici persone hanno perso la vita. Le persone indagate per omicidio stradale erano due. Una però, l’autista del pulmino carico di ragazzi africani, è deceduto in seguito all’incidente e il reato si è estinto. L’altro è l’autista del Tir che, molto probabilmente non ha alcuna responsabilità. Nell’immediato, la mattina del 6 agosto, si era ipotizzato un possibile colpo di sonno del conducente del furgoncino che portava quei poveri braccianti al lavoro

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