Gli accadimenti ultimi che hanno come protagonisti principali coloro che dovrebbero essere i responsabili della politica locale non possono non farci arrivare alla conclusione che il dramma delle inefficienze, della improvvisazione e della decadenza morale è da addebitare in toto alla incapacità, voluta da chi detiene realmente il potere, di selezionare una classe dirigente capace di portare nella pubblica amministrazione quei valori e quei criteri di sana gestione che dovrebbero essere alla base della preparazione e fonte di ispirazione per i singoli amministratori.

Purtroppo questi concetti sono caduti in disuso perché vi sono partiti che sanciscono principi strani quali “uno vale uno”, cioè siamo tutti uguali e chiunque può ambire a qualsiasi posto di responsabilità, anche fare il ministro degli esteri senza avere nessuna competenza o esperienza.

Altri partiti, venuti meno i principi ideologici che ne avevano motivato l’esistenza, vanno alla ricerca del consenso fondando lo stesso sulla candidatura di personaggi solo sulla base di criteri clientelari o familiari, senza che vi sia alcuna motivazione politica reale.

Altri partiti vengono gestiti da chi li controlla a proprio uso e consumo facendo in modo da non dare spazio a nessuno se non a se stesso, a propri congiunti o teste di legno; per questo motivo vengono candidati anche a cariche importanti personaggi che nella loro vita non hanno mai avuto nessuna esperienza politica e, quindi, incapaci di esprimere con atti amministrativi la risoluzione dei problemi della collettività amministrata.

Resta il fatto che a livello locale le esperienze politiche pregresse di chi si trova oggi a ricoprire ruoli di rappresentanza avrebbero dovuto essere la garanzia che gli stessi fossero in grado di esprimere una linea politica chiara e capace di ben rappresentare le istituzioni delle quali si trovano ad essere il vertice.

E’ chiaro che mi sbagliavo, è chiaro che anche questa speranza è andata persa perché stiamo assistendo ad un episodio che sancisce nei fatti la morte della democrazia, in quanto superando anche regolamenti, usi e consuetudini, ci si arroga il potere di decidere in maniera monocratica questioni che sono regolamentate ed applicate da sempre in maniera chiara ed inequivocabile.

I fatti: nell’organizzazione delle attività del Consiglio Comunale è sancita la presenza della “Conferenza dei Capigruppo” che da sempre è organismo consultivo per la convocazione dei Consigli, per la fissazione della data degli stessi e, soprattutto, per stabilire gli argomenti da portare in Consiglio.

Ebbene questo organismo che invenzione della minoranza (sic!) non è, oggi è stato totalmente esautorato dalle proprie funzioni dal Presidente del Consiglio Comunale che ha stabilito, motu proprio, che all’odg del consiglio non si ponessero i punti richiesti da 11 consiglieri ma che la legittimità della stessa richiesta fosse oggetto di votazione!!

Appare lampante quindi anche in questa vicenda che non bastano esperienze politiche trentennali, l’essere persone perbene, cittadini onesti ed ottimi padri di famiglia per elevarsi a ruoli politici di vertice che dovrebbero essere “super partes”.

Non posso quindi non esprimere tutto il dissenso verso l’attentato alla democrazia della partecipazione posto in essere da parte del Presidente del Consiglio con la sua decisione monocratica di convocare il Consiglio Comunale senza aver sentito i Capigruppo e senza aver posto all’ordine del giorno i punti richiesti da 11 consiglieri.

 

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