Sono i più assidui frequentatori del martedì, in via quattro novembre. Gli operai forestali da più di un decennio lavorano a singhiozzo e quando lo fanno non vengono pagati con puntualità.
Storie, le loro, che s’intrecciano con le difficoltà economiche di mettere insieme il pranzo con la cena, ingigantite da quindici mesi a questa parte dai problemi dell’emergenza sanitaria.
Lavorano un centinaio di giorni l’anno ma, nonostante le promesse ricevute da ogni assessore all’agricoltura che si alterna sulla poltrona di via Sauro, non percepiscono stipendio dal mese di novembre.
Mentre fuori gli operai sono ancora una volta in attesa di risposte, le garanzie da parte di Nicola Cavaliere sono state solo verbali, in aula il gruppo del Pd ha presentato un ordine del giorno nel quale si chiede certezza nei pagamenti e un tavolo tecnico che definisca una volta per tutte la soluzione per i 150 lavoratori. Non chiedono la luna, ma con enorme dignità vogliono lavorare almeno nelle 150 giornate l’anno prestabilite e percepire la cassa integrazione quando sono fermi. Nessuno vuole lo scandalo della Sicilia, dicono, dove i forestali stabilizzati sono quasi pari al numero dei dipendenti regionali, ma almeno facciano in modo da garantire a 150 famiglie di avere la certezza di portare il pane a casa e un futuro ai loro figli

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