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Editoriali - 24 Aprile 2021

L’orgoglio di essere molisani

di Paolo Frascatore

Il dibattito politico regionale stenta a prendere il largo. Ormai sembra che il cosiddetto de profundis sia sceso inesorabilmente sulla nostra Regione, quasi a suggellare l’ormai prossima morte certa.

Paolo Frascatore

Ne sono consapevoli anche alcuni politici regionali che, dopo aver occupato per decenni scranni regionali e parlamentari, oggi gettano la spugna impotenti rispetto ad una Regione che si desertifica giorno dopo giorno, che vede sempre più assottigliata la popolazione residente, che vede la fuga costante dei giovani verso altre Regioni e verso altri Stati dell’Europa.

È questo un fenomeno irreparabile? A sentire certi politici dobbiamo ormai rassegnarci a vivere il tempo del tramonto, alla stessa guisa di quando si diventa vecchi e ci si prepara per l’aldilà.

Il destino del Molise è ormai segnato! Occorre procedere ad una annessione con l’Abruzzo se si vuol continuare a vivere.

Quest’ultimo è ormai un giudizio che prende corpo non solo in alcuni politici, ma anche in alcune menti giornalistiche di lungo corso, che evidenziano come già in passato l’idea di una macroregione meridionale aveva ispirato posizioni politiche illustri, quali quelle di Ciriaco de Mita e poi dell’ex presidente della Campania, Stefano Caldoro.

Ma, a questo punto, occorre anche chiedersi se questo sia un discorso politicamente serio, o se, viceversa, questa prospettiva non metta in luce un fatto incontrovertibile: il fallimento della politica regionale e della classe politica che da un decennio a questa parte ha “governato” questa Regione.

Non siamo avvezzi alla facile demagogia, ma neanche insulsi per non arrivare a capire che la situazione molisana ha precise responsabilità politiche sia regionali che parlamentari.

La politica, la classe politica (ma questo è purtroppo un dato che non riguarda solo il Molise) non hanno più quello smalto, quelle competenze, quella genialità, quel senso del dovere e della responsabilità che un tempo facevano dire ad un politico preparato, serio ed onesto come Zaccagnini che essa (la politica) “non sarà mai contenibile nella classica definizione di arte del possibile: essa non è e non può che essere concepita che come tensione all’impossibile.”

Eppure non bisogna essere dei geni per arrivare a capire che proprio il Molise ha potenzialità territoriali, agroalimentari, turistiche, industriali, imprenditoriali, artigianali di notevole qualità che una classe politica miope non sa adeguatamente valorizzare.

Allora, prima di perorare annessioni o fusioni di Regioni, che tra l’altro ci porterebbero ad una sorta di sudditanza, ma anche ad una situazione di questuanti che non durerà molto a lungo, occorrerebbe mettere mano ad un programma di sviluppo dei vari settori, in primis per far conoscere prodotti e bellezze turistiche, archeologiche e paesaggistiche di questa Regione.

Un programma di sviluppo così concepito porterebbe il Molise (proprio per l’esiguo numero di popolazione) a quella piena occupazione della forza lavoro che consentirebbe alla penultima Regione dell’Italia di arrivare al primo posto per ricchezza prodotta e, quindi, per benessere generale.

Ma, per far questo, occorre una classe dirigente competente ed onesta, che non guardi alla politica come fine per la propria carriera personale ed economica, bensì con quel senso del dovere di mettere a disposizione della collettività quelle competenze e professionalità che rappresentano l’orgoglio di essere molisani.

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