Di Angelo Persichilli
Parlare oggi male di Beppe Grillo sarebbe come sparare alla Croce Rossa. Inoltre, si deve evitare di commentare il modo in cui un padre disperato difende un figlio in difficoltà. Quando però il genitore si chiama Beppe Grillo, esponente politico nazionale di rilievo e comunicatore per antonomasia, qualche deroga è permessa.
Grillo non è solo un padre, ma anche un leader che ha pesantemente influenzato la politica italiana. Tra l’altro, il tema principale delle sue campagne che lo hanno portato dal teatro dove raccontava barzellette a salire le scale del Quirinale per segnare il destino dell’Italia, sono stati proprio i temi morali. Conosciamo le sue arringhe contro la corruzione e l’appoggio alla magistratura da lui sempre incoraggiata a proseguire imperterrita nella ‘guerra’ contro i corrotti.
Non ho intenzione di criticare l’ovvio, cioè il contenuto del suo malaugurato video che ha imbarazzato anche coloro che lo hanno sempre seguito e che ha dato ai suoi oppositori un ‘assist’ clamoroso per metterlo fuori uso forse per sempre. Intendo invece fare qualche commento sull’aspetto comunicativo della sua azione, voglio parlare di Grillo come comunicatore, uno che riusciva a vendere una pelliccia nel deserto, acqua fresca al Polo Nord e far giungere il suo messaggio direttamente al cuore dell’italiano con frasi semplici ma efficaci. Un fenomeno della comunicazione che, insieme a Gianroberto (non Davide) Casaleggio ha formato un binomio formidabile mettendo sottosopra la stantia e spesso fetida politica italiana. Grillo creava il messaggio, Casaleggio lo distribuiva; entrambi hanno ‘commercializzato’ la diffusione del messaggio politico adattandolo alla nuova realtà mediale utilizzando la nuova tecnologia.
L’importanza di ricorrere alla propaganda televisiva è stata da tempo capita, assorbita e perfezionata dalle aziende commerciali le quali hanno capito che comunicare è più importante della qualità del prodotto stesso. La qualità è un optional che aiuta.
Negli ultimi decenni anche la politica, soprattutto in Nord America, si è adeguata a questa tecnica che, molti dimenticano, fu proprio la politica USA a scoprire per la prima volta, per caso, nel 1960. Fu durante il famoso dibattito presidenziale tra John Kennedy e Richard Nixon. Quest’ultimo, molto più preparato di Kennedy, dovette fare i conti con la nuova era della politica che usava, timidamente e in modo impacciato, per la prima volta la televisione. Il volto sudato e appiccicaticcio di Nixon esaltò quello fresco e pulito di Kennedy che vinse il dibattito. Kennedy prevalse non per i contenuti e la sua “Nuova Frontiera”, che venne dopo, ma per l’immagine negativa di Nixon. Da allora i candidati politici sono “confezionati” in laboratorio e venduti come saponette al grande pubblico che ha sempre più difficoltà a distinguere tra un bicchiere di buon vino e uno di Coca Cola.
Ma torniamo a Grillo e al suo sventurato filmato.
Ripeto, non mi riferisco al contenuto col quale ha smentito tutto ciò che lui aveva predicato da anni. Mi riferisco alla tecnica comunicativa adottata, sbagliata nella forma, nella presentazione e soprattutto nell’immagine. Direte che un padre disperato non pensa a queste cose. Il punto è proprio questo: proprio perché la posta in palio, il futuro del figlio, è molto alta, un padre deve agire con correttezza, professionalità e soprattutto nel rispetto di tutti.
Ma perché un comunicatore provetto come lui ha commesso un errore così pacchiano? Come mai un esperto di comunicazioni che ha dimostrato di saper diffondere un messaggio di speranza a tutti gli italiani nel momento in cui dilagava il malcontento, la corruzione e lo sfascio politico ha fallito proprio nel diffondere il messaggio più importante della sua vita, quello della difesa di un figlio in difficoltà?
Non vi sono risposte definitive tanto è assurdo il cambiamento e la caduta di stile come politico e come comunicatore. Si possono solo fare osservazioni su ciò che si è visto.
Cominciamo dal tono, sguaiato, fuori controllo; l’abbigliamento trasandato, da uomo disperato che esaltava ancora di più il tono sguaiato. Il maldestro uso di esempi che hanno messo in risalto la sua completa ignoranza del problema della donna in generale e di quelle stuprate in particolare (come, ad esempio, il ritardo nel denunciare l’accaduto dovuto alla necessità di riflettere e gestire l’imbarazzo).
Un comportamento assurdo soprattutto per un politico astuto, un grande comunicatore di professione e uomo di teatro abituato a spostarsi tra realtà e fantasia con la stessa facilità con cui un comune mortale si sposta tra bar e ufficio. Possibile che uno come lui possa avere sbagliato nell’appuntamento più importante con il mondo delle comunicazioni? È un padre disperato o un arrogante presuntuoso che si ritiene superiore a tutto e tutti?
Viene il sospetto che con il video Grillo più che difendere il figlio volesse difendere se stesso. Forse ha capito che educare un figlio richiede molto di più che mettergli a disposizione una villa in Sardegna e andare in giro per l’Italia per educare i figli degli altri.
Si dice che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Qualche volta, comunque, dobbiamo chiederci il contrario e assumerci le nostre responsabilità. Forse, solo forse, lo sfogo di Grillo potrebbe inquadrarsi in questo contesto. Forse ha per la prima volta parlato come padre e non come attore o leader politico. Questo, se è vero, gli fa onore. Ma ha sbagliato tutto come esperto delle comunicazioni e come uomo. Soprattutto quando ha cercato di scaricare le sue colpe sugli altri, in particolare su tutte le ragazze che hanno subito stupri e violenze.
Un figlio forse ha ritrovato un padre e la politica ha perso un leader; se è così, ci hanno guadagnato tutti, incluso quelli vicino a lui che da tempo non sembrano più in grado di gestire questo personaggio ingombrante e fuori controllo. Ma cosa succederà ora al M5S? Senza Grillo che imponeva unità, riuscirà il Movimento a sopravvivere con tanti leaders rissosi e divisi? Di questo ne parleremo prossimamente.

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