Il Molise non esiste, per qualcuno è morto, per altri non ha futuro.

I numeri dell’Istat sul progressivo spopolamento della nostra regione fanno paura, quattromila unità in meno all’anno che arrivano a seimila, se si aggiunge al conto il saldo tra chi arriva e chi va via. Dicevamo che, per qualcuno, il Molise è già morto, come titolava il quotidiano regionale Primo Piano, prendendo chiaramente spunto dai dati statistici. Un titolo a cui ha fatto immediatamente seguito la lettera aperta allo stesso giornale di Aldo Patriciello, un eurodeputato che non rappresenta solo il Molise, ma anche l’Abruzzo, nell’ambito del collegio interregionale in cui è stato eletto. Ebbene dalla sua lettera arriva un invito, diretto al consiglio regionale: perchè non mettere in cantiere l’ipotesi di tornare con l’Abruzzo, dopo il divorzio di 58 anni fa? Non era mai successo che un politico di peso della nostra regione prendesse una iniziativa del genere che, senza dubbio, agita i sonni di tante persone e tanti gruppi di potere politico-economico per gli interessi che sono collegati alla nostra autonomia regionale. Patriciello non sdrammatizza, nè minimizza la soglia d’allarme, superata non solo da Primo Piano ma da gran parte della stampa regionale, compresa la nostra emittente. Ma, per l’eurodeputato, il problema c’è, esiste e volerlo trascurare, o non valutare correttamente, significherebbe aggravarlo. Il Molise da solo non ce la può fare, questa sostanzialmente la considerazione che fa Patriciello, inutile nasconderselo. Non è un caso se negli ultimi anni il Molise ha visto l’accorpamento con altre Regioni di importanti enti territoriali e istituzioni come Ferrovie, Anas, Comandi militari, eccetera. Tutti segnali precursori di una tendenza che l’emergenza Covid ha ulteriormente accelerato e reso ancor più evidente. Il Covid ha dimostrato, ad esempio, continua Patriciello, come le Regioni non siano in grado di gestire singolarmente un’emergenza sanitaria come quella in atto. Ecco perché, da più parti, è emersa la necessità di procedere ad un riaccentramento a livello nazionale di servizi essenziali come la sanità. Che fare, dunque? Tocca certamente al Consiglio regionale, massima espressione della democrazia di questa terra, tornare ad immaginare il futuro della Regione, scrive l’eurodeputato. A cominciare dal discutere seriamente sull’accorpamento del Molise con un’altra Regione, come ad esempio l’Abruzzo cui siamo legati da una comunanza di storia, valori, tradizioni e morfologia del territorio. Una possibilità, quest’ultima, per ridurre i costi garantendo al tempo stesso migliori servizi e, se possibile, cercando di porre un serio freno all’impoverimento demografico in atto. Fin qui Patriciello, ma il suo invito al Consiglio Regionale, per una riunificazione con l’Abruzzo, con la conseguente scomparsa di ventuno poltrone d’oro, quelle dei consiglieri regionali del Molise, deve fare i conti con gli interessi reali chi dovrebbe autoestinguersi. Insomma un invito, quello di Patriciello, che è logico e realistico, ma che forse non doveva essere diretto al consiglio regionale del Molise, ma alle forze politiche nazionali e al popolo molisano che, alla fine, dovrebbe essere chiamato a votare per la riunificazione con l’Abruzzo, auspicata da tanti, ma sicuramente non dai consiglieri regionali del Molise.

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