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Attualità - Evidenza - 14 Aprile 2021

Operai forestali ancora senza stipendio e costretti ad acquistare a loro spese i dispositivi di protezione

“Mentre l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica regionale è incentrata sulle conseguenze sanitarie ed economiche della pandemia in atto, continua a restare inascoltato il nostro grido d’aiuto” lo sostengono gli operai forestali della Regione Molise. Circa 150 stagionali e precari che da novembre sono senza stipendio. Ad oggi, infatti, gli operai ancora non percepiscono il compenso per le dodici giornate lavorative del mese di marzo, attività svolte nell’ambito dell’azione 5.1.1, “Ambiente, turismo e cultura”, finanziato dal Por Molise Fesr-Fse. Da accordi sindacali il termine ultimo per il pagamento era stato fissato lo scorso 10 aprile, ma dalla Regione e dall’Arsarp ancora nessuna novità.
“Un ritardo inammissibile – fanno sapere dal Comitato degli Operai Forestali – se si considera che da novembre siamo senza stipendio né tantomeno abbiamo ricevuto dei ristori. Come è possibile che anche nei pagamenti siamo sempre gli ultimi della lista? Per le nostre famiglie è sempre più difficile arrivare alla fine del mese. Oltre al danno anche la beffa – continuano i Forestali – in quanto, nonostante l’azione 5.1.1 prevedesse un finanziamento di circa 1.7 milioni di euro, non ci sono stati forniti i DPI (Dispositivi di protezione individuale) necessari per svolgere le nostre mansioni. Motivo per cui, per lavorare in sicurezza e per garantire la nostra incolumità, siamo stati costretti ad acquistarli a nostre spese. Un trattamento senz’altro differente rispetto ad altri colleghi, ad esempio coloro che lavorano nei vivai regionali, che sono stati dotati persino di una divisa con tanto di logo. A noi, invece, nemmeno le briciole”.
Infine gli operai stagionali chiedono alle autorità preposte delle garanzie sulle prossime misure che intendono attivare. “Viviamo costantemente nell’incertezza, non abbiamo notizie sulla continuità lavorativa futura. Invece – concludono gli operai -, servirebbe una programmazione più seria e a lungo termine”.

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