E’ durata soltanto poche ore la crisi che ha investito la maggioranza di centrodestra in regione. Aperta all’ora di pranzo con la sottoscrizione da parte di undici consiglieri regionali di una mozione di sfiducia a carico del Presidente della Regione, Toma, si è chiusa all’ora di cena con la nomina in giunta della consigliera regionale Filomena Calenda.

Calenda, insieme a Michele Iorio e Aida Romagnuolo, era tra i firmatari della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle e dal PD con la quale si chiedeva la chiusura della legislatura. La consigliera, ex leghista, insieme ai suoi colleghi dissidenti di centrodestra era da tempo in rotta di collisione con la maggioranza, un crescendo rossiniano di tensioni che è culminato con la sottoscrizione della sfiducia. Poi il colpo di scena e la clamorosa inversione di scenario. Sono state accolte le mie istanze di un radicale cambio di passo – ha detto la Calenda – e quindi ho maturato la decisione di assumere in prima persona le responsabilità della svolta, soprattutto per quello che riguarda il mio impegno sul fronte della tutela delle persone più fragili”. A chiedere a Toma l’ingresso in giunta della Calenda è stata tutta la maggioranza, eccezion fatta per Iorio e Romagnuolo, la quale si è orientata sulla scelta di un assessore eletto in luogo dell’esterno. A lasciare il posto alla Calenda sarà il leghista Michele Marone che, anche in questa circostanza, non ha mancato di segnare con il garbo e il senso delle istituzioni che lo contraddistinguono, l’uscita di scena. Tramonta quindi definitivamente l’alleanza tra Toma e il partito di Matteo Salvini, protagonista di un gravissimo autogol rappresentato a suo tempo dalla espulsione dal partito della stessa Calenda e di Aida Romagnuolo. Appare di evidenza palmare, infatti, la debolezza di un assessore esterno che non gode di una rappresentanza consiliare. A Filomena Calenda andranno le deleghe di Marone, quindi Lavoro e Politiche sociali. “Dovevo decidere, ha detto Toma, se dare ascolto alla maggioranza oppure chiudere la legislatura in modo traumatico in un momento gravissimo come quello che stiamo attraversando. La scelta, ha detto sempre Toma, era quindi obbligata e la strada segnata”.

Toma ha anche fatto sapere di un suo passo indietro sulla ipotesi di un suo incarico quale Commissario ad acta per la sanità. Rinuncio per fare spazio a un nome di altissimo profilo (una donna probabilmente) evitando che la mia disponibilità a ricoprire l’incarico diventi un motivo di tensione e, soprattutto, di ritardo nella nomina.

Crisi risolta, quindi, resta però in piedi la mozione che verrà comunque calendarizzata e discussa nel termine di 15 giorni. Sarà quella la sede per riaccendere braci che oggi sembrano spente ma che continuano a covare sotto la cenere. Le opposizioni annunciano battaglia e altrettanto quelli che, a questo punto, possono considerarsi a tutti gli effetti due ex consiglieri del centrodestra: Michele Iorio e Aida Romagnuolo.

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