Il Covid-19 continua a dilagare in tutto l’Alto Molise e il timore dei cittadini è quello di vedersi negato il diritto alla salute vista l’inefficienza dell’unico presidio ospedaliero presente in zona, ovvero il “San Francesco Caracciolo” di Agnone.

A tal proposito, la dott.ssa agnonese Anna Rita Colacelli ha indirizzato al viceministro Sileri una lettera con un disperato grido d’aiuto nei confronti della comunità altomolisana: “”Stimatissimo dott. Sileri mi rivolgo a lei per chiederle aiuto. Sono una donna che vive nella cosiddetta ultima regione d’Italia: il Molise. Le scrivo perché qui è difficile salire ‘il gradino’ . Per un contadino è difficile diventare imprenditore, per un laureato è difficile diventare lavoratore e per tanti di noi è difficile individuare stimoli che ci facciano credere in un futuro migliore. Le scrivo adesso nel periodo in cui, qui, tutto sembra precipitare. Siamo la regione con il tasso più elevato di positività al Covid in relazione agli abitanti e, non abbiamo una sanità che ci possa garantire il diritto alla salute. Qui vivono tanti anziani che hanno ancora nel cuore i sacrifici sopportati, per l’unità nazionale, che l’ inno ‘Fratelli d’Italia’ ancora oggi riempie i loro occhi di lacrime di orgoglio e, nonostante tutto, siamo ‘i figli di un Dio minore’.

Non voglio scendere su un piano di critica politica ma qui nessun medico vuole venire a lavorare, nessuno si preoccupa per noi. Anche i bollettini nazionali Covid della sera, riportano tutte le regioni ma spesso il Molise non figura affatto. C’è tanta solitudine e tanto dolore. Il rispetto della nostra dignità di italiani dov’è? Qui, veramente, in caso di polmonite bilaterale rischiamo tutti di morire fuori dalla nostra regione, e non credo giusto tutto questo.

La nostra salute come può essere tutelata se non ci sono strutture né personale? Io vivo in Agnone dove in inverno c’è anche tanta neve e, nonostante il nostro ospedale sia stato definito come ospedale di zona disagiata, è stato a poco a poco smantellato della maggior parte dei reparti prima funzionanti per noi e tutti i paesi vicini dell’Alto Molise e del vicino Abruzzo. L’ospedale di Agnone è anche un ospedale di frontiera e quindi necessita anche ai paesi dell’Abruzzo, poi, cosa assurda, oggi qui non abbiamo, tra l’altro, neanche un rianimatore. Quando mio padre, ottantenne, mi dice ‘mi raccomando se mi dovesse succedere qualcosa non mi portare lontano’, io ho difficoltà a spiegargli che se tutto andrà bene l’ospedale più probabile sarà quello di Foggia o uno di Napoli. Eppure, caro dott. Sileri, noi paghiamo le tasse come tutti gli italiani. Cerchi di prendere a cuore il problema della nostra sanità, lo chiedo a lei perché è al di fuori di retaggi politici e interessi economici che hanno fatto sparire il nostro diritto alla salute azzerando anche l’art.32 della Costituzione. Fiduciosa di un suo riscontro, le porgo i miei migliori saluti.”

L’appello della Colacelli è stato largamente condiviso da molti altri cittadini, come da lei dichiarato: “Dal dolore scaturito dal dialogo con mio padre, ho capito che non potevo non fare nulla. Ho compreso che la mia paura rappresenta quella dell’intera comunità agnonese e non solo. Dopo l’invio della lettera ho ricevuto molto supporto, segno che il messaggio è sentito e condiviso”.

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