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Apertura - Cronaca - 1 Marzo 2021

“Sto morendo soffocato”: sul caso dell’ossigeno al Cardarelli indaga la procura

Era il 5 dicembre dello scorso anno. Nel telegiornale di Telemolise andava in onda la drammatica testimonianza di Rocco Lombardi che raccontava le ultime ore di vita di suo padre Gaetano morto al Cardarelli di Campobasso a novembre. Ora quella vicenda, come altre simili, finisce all’attenzione della Procura che ha aperto una inchiesta dopo l’esposto presentato dal Comitato dei familiari delle vittime del covid attraverso l’avvocato Enzo Iacovino. Tre mesi dopo le prime denunce pubbliche emergono nuovi agghiaccianti particolari. La sorella di Rocco Lombardi, Maria Teresa, intervistata dal Tg3 Nazionale ha mostrato i video del telefonino dei quali il fratello aveva riferito a dicembre. Video drammatici nei quali il padre afferma che sta per morire asfissiato.

Sotto accusa finisce dunque il presunto cattivo funzionamento dell’impianto dell’ossigeno del Cardarelli dovuto al fatto che l’impianto stesso era datato e dunque con un il numero dei pazienti che a novembre continuava a salire probabilmente non riusciva a soddisfare tutte le necessità di quel difficilissimo momento. Non a caso qualche settimana fa l’Asrem ha commissionato lavori urgenti per il rifacimento di quell’impianto.

Proprio la gestione dell’emergenza Covid in Molise è finita sotto accusa in questi giorni nella relazione degli ispettori del ministero della Salute che a gennaio hanno controllato l’ospedale.

Al Cardarelli – scrivono gli ispettori – di efficace c’è la separazione del blocco operatorio tra sale Covid e sale no covid, ma già nei corridoi per accedere ai locali di vestizione per la terapia intensiva si potrebbe correre quale rischio di contaminazione. Il verdetto finale è che le cose non funzionano come dovrebbero. Nella gestione covid, e non solo in questa, la rete ospedaliera molisana presenta criticità e debolezze e l’intero servizio sanitario vacilla. Gli uomini di Speranza nella relazione finale sostengono anche che pesa e non poco la mancata collaborazione tra i tre presidi sanitari di Campobasso, Isernia e Termoli, nella logica di un hub e due spoke. Colpa di una governance debole negli ospedali: ci vorrebbe chiara e unica, sentenziano sempre gli ispettori. L’Asrem prova a giustificarsi addebitando la responsabilità alla resistenza dei medici ad adattarsi alle nuove esigenze. Gli ispettori dal canto loro rilevano che al Cardarelli personale medico e infermieristico non sembra sempre a conoscenza di protocolli e procedure per ridurre il rischio di contagio: ci si limita all’acquisizione delle raccomandazioni ministeriali. Le competenze dei dirigenti medici appaiono carenti sul versante organizzativo-gestionale e igienico-sanitario. A Termoli c’è promiscuità di percorsi per la presenza di locali vestizione e non vestizione non conseguiti correttamente. A Isernia la situazione più difficle: sott’accusa la compilazione delle cartelle cliniche e richiami addirittura per pareti scrostate. Non c’è infine corrispondenza tra i numeri di posti letto di terapia intensiva, indicati dall’Asrem, comunicati dal Commissario ad acta e quelli contati direttamente dagli ispettori.

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