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Attualità - Editoriali - Evidenza - Idee e opinioni - 28 Febbraio 2021

Fischia, fischia che ti passa


Di Angelo Persichilli
Criticai la frase di Umberto Eco sull’uso dei social media (“Danno diritto di parola a legioni di imbecilli per dire cose che prima si dicevano solo al  bar”) ma, ovviamente, il famoso semiologo aveva ragione.
Non significa che chi esprime opinioni sull’internet sia imbecille; diciamo però che l’Internet ha ridotto la possibilità di individuarli. L’inquinamento orale, o di tastiera, è così intenso che la possibilità di fare una discussione pacata e rispettosa è sparita nella nebbia del chiacchiericcio e della disinformazione. Il ‘dibattito’ mediatico non si basa sulla ricerca e sul rispetto dell’opinione altrui, ma sulla capacità di gridare, di sopraffare chi vuole dibattere civilmente coprendolo di insulti personali e, a volte, ricorrendo ad accuse gravissime, spesso infondate e comunque non provate.
Si demonizza senza accusare (“Voi non sapete chi è Giovanni…), si accusa senza fare nomi (“Non mi fare parlare, tu non sai come fanno gli appalti…), si critica perché quel politico non è istruito (Di Maio è un bibitaro), si demonizza un altro perché lo è troppo (di “Draghi non mi fido perché è un banchiere”) o si critica il suo carattere (Conte è un accentratore presuntuoso); oppure si accusa Matteo Renzi (lungi da me l’idea di difenderlo) di avere attentato alla democrazia. Ma riflettiamo, perché attentato alla democrazia? Perché ha fatto cadere un governo guidato, si badi bene, da una persona non eletta e sostenuto da un partito, il PD, che aveva perso le elezioni? Solo in un Paese dove la democrazia è un concetto astratto e non un sistema di vita questi ‘dettagli’ sfuggono.
Mi sono venute in mente queste considerazioni leggendo alcuni commenti sui social media a proposito della decisione degli ispettori nazionali di dichiarare l’ospedale Vietri di Larino “non idoneo” per diventare un centro anti-covid.
Non sono un esperto, ma una opinione bisogna farsela basandosi sui pareri di chi qualcosa dovrebbe capirci, per esempio gli ispettori nazionali. O no?! Perché se non si rispettano gli ispettori di una struttura nazionale, significa non rispettare il Paese, quindi chi ci governa, quindi chi abbiamo eletto, quindi gli elettori, quindi noi stessi. Ops! Passo indietro e dubbio di riserva: gli ispettori?! Te li raccomando…
Purtroppo si rispetta un rappresentante dello Stato solo se dice quello che vogliamo sentire. Perché l’opinione non si sviluppa su considerazioni tecniche, ma politiche. La stessa azione è giusta o sbagliata a seconda di chi la compie o la subisce. La capacità di informarsi prima e parlare dopo, l’ABC di un dibattito serio, oggi è solo un ‘optional’ che non è riuscito a imporsi sulla mente refrattaria di chi, come diceva Giancarlo Pajetta, “ha portato il cervello all’ammasso”.
Non si dibatte più, si provoca, non si parla di ideologie ma di tifoserie camuffate da ideologie, non si cercano più i fatti ma fango da buttare e, ciò che sorprende, le persone infangate non si difendono, tacciono e buttano altro fango. Il perché non l’ho capito, ma intuisco.
Non si usano accuse circostanziate, si vocifera, si parla di illeciti ma nessuno ne prende atto, tutti criticano ma nessuno denuncia e se qualcuno denuncia, difficilmente seguirà un’indagine. Si parla, si parla tanto e si polarizzano le posizioni eliminando tutto ciò che di moderato c’è nel mezzo. O con me o contro di me. Ma le polarizzazioni, anche se servono a mascherare la mediocrità di chi le provoca, cioè larghi settori della classe politica e dei loro seguaci, sono una minaccia alla democrazia, anche in Paesi con profonde tradizioni democratiche come gli Stati Uniti.
Non si critica per smascherare un torto, si grida per “fare politica” denunciando alcuni fatti e ignorando altri che potrebbero mettere in crisi le nostre già fragili convinzioni. Questo è un titolo di la Repubblica del 20 gennaio scorso, riguarda sempre una regione e un suo presidente: “Nomine nelle Asl, indagati Zingaretti e l’assessore D’Amato. I pm: “Abuso d’ufficio”. Tutti innocenti finché riconosciuti colpevoli, ma è giusto parlarne, tenendo comunque presente che la critica a senso unico tipica di antichi regimi, diventa sterile, anzi nociva, quando diventa militanza politica e non ricerca della verità.
Parliamo del Vietri Larino: può diventare il centro per la lotta anti-Covid nel Molise? Sono volate accuse contrastate solo da assordanti silenzi. C’è qualcuno che può dare una risposta che non sia contagiata dalla politica o da beghe personali? Certo, sono giunti gli ispettori nazionali che hanno dato un giudizio negativo. Metterà tale risposta la parola fine a questo dibattito? Non credo. In Italia si richiede l’arbitrato ma si accetta la decisione solo se la risposta è conforme a quella che vogliamo.
Tale atteggiamento ha infettato il dibattito politico e si è esteso alle discussioni nei bar e, ovviamente, nei ‘social’. Inutile sforzarsi per cercare elementi, fatti e testimonianze prima di esprimere una opinione: spara la prima che viene in mente, tanto è uguale, nessuno ci farà caso. Per un ubriaco, ma molto ubriaco, non c’è differenza tra vino e aceto.
È come essere al Teatro dell’Opera dove il maestro dirige La Traviata, gli orchestrali suonano Il Rigoletto e gli spettatori si godono L’Aida. Alla fine, tutti in piedi, con metà che fischia e metà che applaude. Ma io non voglio applaudire! Allora fischia, fischia…

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