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Editoriali - 23 Febbraio 2021

I “nuovi” rampanti

di Paolo Frascatore

Nell’attuale situazione drammatica in cui versa la nostra regione occorre riflettere seriamente ma pacatamente su quanto sta avvenendo a livello sanitario.

Paolo Frascatore

Il tutto non per una sorta di pilatismo (che non ci ha mai appassionato), né per una presa di posizione subordinativa all’autorità costituita: la questione è umana prima che politica e a nulla serve abbaiare alla luna.

Però, non possono passare inosservate argomentazioni e teorie di editorialisti nostrani, vecchi e nuovi, che mettono in bella mostra una pseudo cultura latinista (pensando di far bella figura agli occhi del lettore); ma anche di chi, invece, pur di scalare la carriera professionale, tenta di agitare gli animi già angosciati dal dolore e dalla drammaticità degli avvenimenti.

Non è certamente questo il modo di fare informazione ed opinione!

La serietà ed il rigore morale scarseggiano. La presunzione e l’arroganza sembrano essere gli unici modelli a cui far riferimento. Lo scontro politico è esasperato e continuo, ma a pagarne sono i cittadini del Molise con la loro vita.

In quest’ottica, non è per nulla fuori luogo raccogliere il grido di dolore del vescovo di Termoli-Larino, Gianfranco De Luca, sull’attuale situazione di emergenza che sta avvinghiando tutto il Basso Molise. Ma, non di meno, la situazione di collasso dei nosocomi di Campobasso e Termoli, con posti letto saturi e un personale sanitario che, con grande umanità e professionalità, sta combattendo giorno per giorno una battaglia al limite delle proprie forze.

Lo scontro non serve a nessuno in una tale situazione! Le invettive, il pettegolezzo spicciolo, l’insulto becero non risolvono i problemi da affrontare con immediatezza e coraggio.

I problemi politici si risolvono con la politica e non al di fuori di essa; se ci sono colpe gravi, sarà la magistratura ad accertarle ed a punirle.

Si dirà, ma intanto la gente continua a morire!

L’osservazione è inoppugnabile e drammaticamente realistica. Ma la situazione non può essere gestita come se si trattasse di una partita di ping pong con la pallina che rimbalza dall’uno all’altro.

È passato un anno e la situazione si è aggravata, i ritardi pesano e le vite spezzate impongono non soltanto sdegno per l’accaduto, ma anche un senso di responsabilità collettivo (ciascuno per il proprio compito e per il proprio operato).

La domanda, a questo punto, può essere così formulata: dov’è, o meglio, dove è stata la politica finora?

La politica è pensiero e poi azione, ma quando non si pensa e poi non si agisce, preferendo l’uso dei social per rendere palese non il proprio pensiero, ma solo il proprio dissenso, non si arriva a nulla e con i like non si fa né la storia, né la politica.

Dai Comuni sino al Parlamento nazionale, passando per il Consiglio regionale, la politica è stata assente.

Avrebbe dovuto esserci una sorta di mobilitazione di tutti i 136 sindaci (al di là del colore politico e delle appartenenze) per la costituzione di un organismo unitario che redigesse un programma antipandemia dal basso da sottoporre ai vertici regionali, asrem, ma anche ai parlamentari in carica.

Ma i campanilismi, gli schieramenti, le vetrine (soprattutto per chi in carica da due mandati e in serbo di scalare la volata a Palazzo D’Aimmo) hanno prevalso anche su un comune sentimento di umanità che appartiene a questa terra e a questo popolo.

I “nuovi” rampanti hanno già fiutato l’aria della débacle dei 5 Stelle e si preparano a sostituirli nell’ottica dell’antipolitica e della nuova presa in giro per il popolo molisano.

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