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Editoriali - 22 Febbraio 2021

Un rinnovato senso di comunità

di Paolo Frascatore

La questione di un nuovo centro politico sta appassionando non poco, negli ultimi giorni, politici e pensatori che hanno sperimentato la pochezza politica degli ultimi decenni.
Soprattutto dopo il varo del Governo Draghi sembra riemergere all’orizzonte una speranza di centro politico, distinto e distante sia dall’antipolitica, sia dalle destre, ma soprattutto rispetto alle posizioni ormai sterili del Partito Democratico.

Paolo Frascatore

La questione è sicuramente aperta nel dibattito politico nazionale, ma penso non sia ancora matura se si constatano giudizi e prese di posizione che non fanno alcun riferimento alle motivazioni ideali autentiche dei popolari e dei cattolici democratici.
O meglio, la questione è matura ma mancano strategie politiche serie per ricominciare un percorso ideale interrotto bruscamente solo per quella manciata di potere fine a sé stesso.
Il popolarismo è diviso oggi in mille rivoli, per cui vi sono piccole formazioni politiche che ne usano il nome a destra e a manca: popolari nel PD, Popolari per l’Italia, UDC (tanto per citare le più appariscenti).
Ma se si va al fondo ideale di queste formazioni (ammesso che vi sia un fondamento ideale) si scopre come l’unica motivazione che le tiene in vita è la continua ricerca di potere, di poltrone, della candidatura al Parlamento o nei vari Consigli regionali.
Galleggiano sull’acqua stagnante ed ormai putrida della politica italiana.
Ecco che allora ridurre il dibattito politico all’idea della federazione o, meglio, ad individuare un federatore che possa garantire la ripresa di un cammino politico, sembra essere un tentativo anchilosato, sorpassato e privo non solo di stimoli ideali, ma anche di futuro.
Luigi Granelli direbbe ancora oggi che le idee non si assommano, che il cattolicesimo democratico affonda le sue radici nel pensiero di Sturzo, De Gasperi, Dossetti, La Pira, Lazzati, Vanoni, Moro, Donat Cattin e Zaccagnini.
Non sono questi ultimi dei semplici richiami ad un passato che non c’è più, ma una presa di coscienza coerente ed ineliminabile della vicenda politica dei cattolici impegnati in politica.
Perché se è vero che il cattolicesimo democratico non è mai tramontato sul piano ideale e dei valori (e, soprattutto, che non è stato sconfitto dalla storia), occorre anche riconoscere che a partire dagli anni Ottanta è venuta meno quell’etica pubblica che lo ha degradato a semplice strumento del potere, della ricerca del potere fine a sé stesso.
Già l’etica pubblica! Come si può essere credibili nella società se si rinnegano i valori della comunità, della solidarietà, dell’attenzione verso gli ultimi, del riscatto sociale delle posizioni più indifese e che meritano una rappresentanza politica seria ed onesta.
Allora, prima di parlare di federazioni (che hanno tutta l’aria di una propensione a nuovi posti di potere o a riconquistare posti di potere), occorrerebbe confrontarsi su queste tematiche che, non a caso, erano alla base delle riflessioni e delle idee politiche di Luigi Sturzo.
Non si costruisce una nuova posizione politica guardando a qualche parlamentare che siede a Monte Citorio o a Palazzo Madama (questi ultimi vegetano e non sono interessati ad un nuovo percorso politico, ma alla semplice ricandidatura), c’è bisogno di coraggio, di entusiasmo e di freschezza ideali.

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