È deceduto a Frosolone Francesco Fraraccio, artigiano del ferro, anzi un vero artista del ferro, un ”Mastro di forgia”, come vengono indicati i più esperti tra gli antichi coltellinai del paese in provincia di Isernia. Un maestro che, per anni, alle Coltellerie Fraraccio, ha trasmesso a tante generazioni di giovani artigiani la passione e l’arte quasi ”sacra” della lavorazione delle lame, quell’arte per la quale il paese molisano di Frosolone è diventato famoso nel mondo. Le condoglianze della nostra emittente e in particolare del suo editore, Quintino Pallante, alla famiglia Fraraccio.

Così lo ricorda su Facebook il suo amico Giorgio D’Antonio: “La notizia mi è stata comunicata qualche ora fa e questa giornata plumbea e piovosa l’ho vista ancora più fosca per effetto della ferale notizia.
Con lui se ne va una parte importante della mia vita!  Ci conoscevamo da ragazzi, da quando cioè lavorava coi fratelli nella bottega paterna.
Crescendo ha mostrato le sue doti di persona leale,  onesta, ligia ai suoi doveri di figlio.
Forbiciai rinomati e insieme ai Paolucci, capiscuola di varie generazioni di artigiani che hanno fatto di Frosolone un centro rinomato per la lavorazione del ferro.
E’ stato membro, piu’ volte rieletto, della camera di commercio ed e’ stato insignito della decorazione di cavaliere del lavoro. Cosa che non l’ ha inorgoglito e di cui non ha menato vanto.
E’ vissuto da bravo operaio,  da buon marito e da bravo padre e nonno.
Le sue passioni prevalenti , nelle ore di relax,
erano la caccia e le bocce. E’ stato socio della societa’ bocciofila per l’ intera vita…
In un post precedente ho mostrato la foto di una coppa vinta in un torneo di bocce dal trio Giorgio e Tonino D’ Antonio e da Francesco Fraraccio, cognato.  Insomma una questione di famiglia!
Cosi’ la vita è scorsa coi suoi tanti eventi , dolci e amari, con il proficuo e costante impegno nel lavoro e con le gioie domestiche avute da figli e nipoti.
Nell’eta’ provetta si e’ accontentato delle partite a carte ( scalaquaranta) giocate coi cognati Edmondo e Giorgio. Le vincite accumulate e contabilizzate su un quaderno servivano per fare, periodicamente, riunioni di famiglia nei ristoranti.
E’ stato sempre in buono stato di salute, senza assumere medicine o integratori, nutrendosi in modo frugale e lavorando ogni giorno negli spazi residui di quella che era stata una florida azienda.
Francesco è stato per me molto più di quanto non appaia in queste stringate note; nell’adolescenza, andavamo a caccia di piccioni che nidificavano nelle tante buche della retrofacciata della chiesa di S.Angelo.
Prendevamo i piccioncini commestibili e li cucinavamo per integrare le brodaglie consentite in quei miseri giorni di guerra.
Ora non resta che il ricordo e il rimpianto di un uomo buono , di un bravo artigiano, di un lavoratore infaticabile. Il dolore di figli e nipoti per la sua perdita si acconcia col mio dolore….
Abbracciato a loro li invito ad accettare con rassegnazione questo momento di triste distacco”.

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