Massimo Franchini, responsabile del Centro Trasfusionale dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, uno dei pionieri a livello nazionale della terapia anti Covid con il plasma iperimmune, conferma a Telemolise la notizia dell’avvio dei contatti con la sanità molisana: «Ho incontrato il generale Angelo Giustini, insieme al dottor Domenico Di Baggio, Ufficiale Superiore medico dell’Esercito Italiano, perchè, per la loro attività di programmazione e ricerca, mi hanno chiesto di conoscere nel dettaglio la metodologia relativa alla terapia col plasma iperimmune che stiamo sperimentando da tempo a Mantova. E, da quanto mi risulta, la raccolta di plasma è iniziata anche in Molise, all’ospedale Veneziale di Isernia». Tra poco il professor Franchini pubblicherà i risultati scientifici della sua attività, intanto si può dire che la terapia con plasma da soggetti convalescenti prevede il prelievo da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione a pazienti affetti da Covid-19. Il candidato donatore dovrà rispondere ai requisiti per l’idoneità previsti dalla normativa trasfusionale e a requisiti specifici per il Sars-CoV-2 per poter donare plasma iperimmune. Sarà il medico responsabile della selezione del donatore ad esprimere il giudizio d’idoneità alla donazione di plasma iperimmune, analogamente a quanto avviene in tutti i casi di donazione di sangue o emocomponenti. Prima della somministrazione il plasma iperimmune viene sottoposto ad una serie di test di laboratorio, anche per quantificare i livelli di anticorpi “neutralizzanti” (il cosiddetto “titolo”), e a procedure volte a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente. La trasfusione è utilizzata per trasferire questi anticorpi anti-SARS-CoV-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto che non ne abbiano prodotti di propri. Gli anticorpi (immunoglobuline) sono proteine coinvolte nella risposta immunitaria che vengono prodotte dai linfociti B in risposta ad una infezione e “aiutano” il paziente a combattere l’agente patogeno (ad esempio un virus) andandosi a legare ad esso e “neutralizzandolo”. Tale meccanismo d’azione si pensa possa essere efficace nei confronti del SARS-COV-2, favorendo il miglioramento delle condizioni cliniche e la guarigione dei pazienti. Il plasma da soggetti convalescenti è stato utilizzato in un recente passato durante le epidemie di SARS nel 2002 ed Ebola nel 2015, e negli ultimi mesi sono stati pubblicati su diverse riviste scientifiche i risultati di alcuni studi clinici internazionali ed italiani. Inoltre, diverse sperimentazioni cliniche in corso nel mondo, tra cui quelle in corso a Mantova,  stanno cercando di verificare se la terapia con il plasma iperimmune sia efficace. L’eventuale efficacia della stessa potrà essere dimostrata solo dai risultati di studi clinici che mettano a confronto pazienti trattati con plasma iperimmune e pazienti trattati con altra terapia, ovvero i cosiddetti “trial clinici randomizzati”.

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