Di Angelo Persichilli
Non c’è dubbio che Matteo Renzi sia il politico più discusso e, forse, più odiato d’Italia. Come è possibile che il leader di un partitino di pochissimi deputati e poche preferenze elettorali possa fare e disfare i governi a suo piacimento? Genio o millantatore?
Nessuno dei due; credo che la sua forza venga dalla debolezza dei suoi colleghi.
Disse una volta Andreotti di non ritenersi un personaggio eccezionale “ma – aggiunse col sorriso sornione – se mi guardo in giro…”. E accompagnò la frase ruotando il pollice e l’indice. Non voglio paragonare Renzi a Giulio Andreotti, sarebbe come paragonare la Venere del Botticelli a un disegno dei madonnari ma, come diceva qualcuno, al tramonto anche le ombre dei nani sembrano giganti. Ecco, Renzi è un gigante tra i nani.
Liberiamoci dalle tradizionali e ormai fuori moda casacche ideologiche e facciamo qualche osservazione sui personaggi che in questi giorni vediamo salire le scalinate del Quirinale. Ci accorgiamo che c’è niente che possa essere paragonato al passato, a parte le scalinate, sempre bellissime e austere, ma è come vedere le Fiat Panda ‘sfrecciare’ sulla pista di Fiorano.
Nicola Zingaretti è stata una delusione, la sinistra del partito si è chiamata fuori non tanto per contestare la politica dei compagni di viaggio (che in effetti non esiste), quanto per coprire la propria incapacità di fare proposte alternative. I nipotini di Togliatti hanno dato segni di vita solo per celebrare la nascita del loro defunto Partito Comunista che, giustamente, fa parte della storia italiana; appunto, della storia, ma non del presente e certamente non del futuro.
I socialisti sono materia per “A chi l’ha visto” mentre i democristiani sono i più attivi. Anche la meteora di Clemente Mastella, fresco di odore di naftalina, è tornata alla ribalta con qualche tentativo tipico del peggiore retaggio democristiano, mentre quello, diciamo migliore, è portato alla ribalta appunto da Renzi. Ripeto, nessun paragone con Andreotti, ma bisogna ammettere che entrambi sono riusciti a influenzare la politica in cui operavano senza avere un grosso seguito in Parlamento e nel Paese. La differenza tra i due rimane comunque notevole: mentre Andreotti riuscì a primeggiare tra giganti, Renzi riesce a galleggiare tra i nani; appunto, un nano gigante.
E l’ex primo ministro Giuseppe Conte? Il discorso è più complicato. Durante la campagna elettorale presidenziale americana del 1980, qualcuno scrisse che se Ronald Reagan fosse passato vestito dentro un autolavaggio, sarebbe stato Jimmy Carter a bagnarsi. Conte è riuscito a fare tutte le cose che nel passato avrebbero ammazzato qualsiasi esponente politico, lui invece ne è uscito addirittura rafforzato. Fino a quando non ha incontrato qualcuno più impermeabile di lui. Renzi, appunto.
Elaboriamo. Conte è stato reclutato dai 5S, è stato al governo con Matteo Salvini, ha cambiato parrocchia alleandosi con il PD, partito che aveva sempre disprezzato e, insieme a Zingaretti, ex nemico, si è scagliato contro Salvini, ex alleato. Forte di questa camaleontica esperienza, ha cercato replicarla su larga scala sponsorizzando la ‘tratta delle vacche’.
Ora si accusa Renzi di provocare cadute di governi senza avere un vero partito e pochi parlamentari, ma nessuno dice che Conte ha governato senza un proprio partito e solo con la minaccia di fondarne uno. Come dire, pagatemi una vincita al lotto altrimenti vado a giocare la schedina. Tra l’altro, nessuno dice che fu proprio Renzi a portare Conte al governo evitando le elezioni che Salvini (e Zingaretti) volevano.
Insomma, Renzi può essere anche antipatico, ma qualche merito glielo devono riconoscere; inoltre, non si può invocare l’unità dei consensi su DPCM scritti di sera e annunciati di notte su Facebook. Per non parlare della sostanza degli stessi DPCM, quelli tecnici e quelli economici; sono stati fatti errori, alcuni evitabili altri forse no, ma qualche dibattito su come spendere miliardi di euro prestati, sottolineo “prestati”, dall’Europa è un atto dovuto conoscendo i precedenti. Per esempio, il ‘reddito di cittadinanza’ ha indubbiamente aiutato molte famiglie ma, considerando gli abusi denunciati, la richiesta di trovare un sistema più sicuro per distribuire soldi non sarebbe una provocazione. Insomma, questa reazione di lesa maestà di Conte contro chiunque contesti la sua azione non è sempre giustificata. Ha governato con Salvini quando gli è convenuto, lo ha aggredito solo quando lo ha scaricato; è stato al governo grazie a una ‘invenzione’ anti-Salvini di Renzi, ma poi demonizza Renzi quando questi gli chiede spiegazioni su come vuole spendere miliardi. E poi, siamo proprio sicuri che a mandarlo a casa sia stato Renzi e non qualche suo compagno di viaggio per il quale stava diventando troppo ingombrante?
Dai che conosciamo la risposta!
Comunque, se prima di svoltare bisogna guardare a sinistra, uno sguardo a destra non nuoce.
È chiaro che dietro la facciata di unità si nasconde un equilibrio instabile. I loro leader, fateci caso, li vedete sempre insieme ma, sospetto, non per mostrare unità, ma per paura di perderla per strada. Sanno tutti che a Silvio Berlusconi piace camminare sempre con la faccia verso il sole in quanto vuole che nemmeno la sua ombra lo preceda. Salvini lo sa e, mentre tratta con la coalizione di governo (si fa per dire), si guarda indietro per controllare se Berlusconi sia ancora nella scia. L’unica tranquilla è Giorgia Meloni che sfrutta magistralmente il ‘macismo’ dei due colleghi galli cedrone che la sottovalutano. Questo le consente di concentrarsi sul suo programma in modo coerente e quindi con maggiori possibilità di essere assorbito dall’elettorato.
E in questo contesto così desolante ci chiediamo come faccia Renzi a essere rilevante?
PS: avrete notato che non ho parlato di Mario Draghi. Non l’ho fatto per scaramanzia. Credo che sia l’uomo giusto al posto giusto, ma nella politica italiana ciò che è giusto o sbagliato sono concetti vaghi. Ne riparleremo, ma i numeri sono ballerini. Credo che solo Mattarella possa aiutare lui e soprattutto gli italiani. “Io speriamo se la cavi”.

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