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Attualità - Editoriali - Evidenza - Idee e opinioni - 17 Gennaio 2021

Il mercato delle vacche

Leader of “Italia Viva” Italian party, Matteo Renzi, attends a press conference in the group room of the Chamber of Deputies in Rome, Italy, 13 January 2021.
ANSA/ETTORE FERRARI/POOL

Di Angelo Persichilli
Credo sia stato Luca Goldoni a scrivere nel suo libro “Colgo l’occasione” che “se i nostri politici fossero meno bravi in italiano sarebbero più seri”.
Certo, siamo il Paese delle “convergenze parallele”, ma allora i nostri politici cercavano di conciliare idee e programmi. Oggi invece con il fenomeno dei “responsabili” si cerca di conciliare una pratica che nelle fiere di paese era conosciuta come “mercato delle vacche” con il modo di fare politica.
Premetto che non mi piace il modo di agire di Matteo Renzi ma, nello stesso tempo, non mi piace il modo in cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vuole guidare l’Italia.
Renzi è un furbone e traffichino politico che farebbe impallidire molti esponenti politici della Prima Repubblica, ma la colpa non è di Renzi, ma di chi glielo permette. Se riesce a tenere in ostaggio un’intera nazione con un partitino tra l’altro mai eletto, si capisce che il problema non è Renzi; lui è solo più bravo degli altri a usare un sistema che non ha creato lui.
Capisco che siamo in un momento di grande difficoltà per l’Italia e per il mondo intero, si deve fare di più e parlare di meno, ma questo non significa che il dibattito debba essere abolito in nome di una unità che è fatta solo di consenso incondizionato e criminalizzando chiunque la pensi in modo diverso.
Non sto difendendo Renzi il quale ora sta solo assaggiando un po’ della sua medicina che ha propinato agli altri. Si inventò il governo Conte per evitare le elezioni che invece Salvini voleva; e ora vuole disfare ciò che aveva fatto, rischiando di fare esattamente ciò che Salvini voleva fare qualche anno fa, andare cioè alle urne. Sembra un confuso gioco di parole, ma questa è la politica italiana: un confuso gioco di parole. Ma il problema non è Renzi, ma il sistema che a tutti i politici conviene mantenere in vita per continuare gli intrallazzi.
Torniamo per esempio ai “responsabili”. Dicono, ma come si può mandare gli italiani alle urne in mezzo a una pandemia assassina? E da questa premessa comincia il ballo delle vacche.
Cominciamo proprio da questa premessa. È veramente pericoloso andare alle urne nel mezzo di una pandemia?
Gli Stati Uniti hanno cambiato amministrazione nel mezzo della stessa pandemia che sta compiendo una strage. Certo, c’era la forzata scadenza costituzionale e c’era un certo Trump, ma la democrazia non si applica a seconda di chi è al potere e le epidemie non possono essere usate per sconfiggere la democrazia. Infatti, Trump, nella scorsa estate, aveva avanzato l’idea di posporre le elezioni di novembre. Certo, c’è differenza tra elezioni di scadenza ed elezioni anticipate, ma c’è anche differenza tra maggioranza parlamentare eletta dal popolo e maggioranza creata artificialmente con un turpe mercato.


Si vota tranquillamente anche in Olanda chiedendo ai cittadini di dare indicazioni precise su temi importanti come l’immigrazione “mentre – scrive l’ANSA – prosegue la disputa diplomatica con la Turchia e fioriscono i dubbi sul futuro dell’Unione europea”. Perché in Italia un atto di democrazia diventa un atto ‘irresponsabile’?
Allora parliamo delle urne, cioè della possibilità di ridare la parola agli italiani e dei suoi ‘pericoli’.
Si critica il governo perché non lascia sciare, si rivendica il diritto di spostarsi nella seconda casa, di andare al ristorante e si contesta l’eliminazione dell’apericena ma poi si inventano i “responsabili” per impedire di andare alle urne?
Ma chi ha paura delle urne? Chi vuole sostituire il volere del popolo inventandosi turpi mercanteggiamenti spostando parlamentari democraticamente eletti come pezzi di legno in una scacchiera? Non so se Renzi abbia torto o ragione, ma non si può bloccare il dibattito solo perché si ‘rischiano’ le elezioni.
I tempi in cui le elezioni erano un rischio sono passati da oltre mezzo secolo. La pandemia blocca l’attività produttiva e, come USA e Olanda dimostrano, non la democrazia. Ma in Italia qualcuno confonde la democrazia col mercato delle vacche.

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