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Editoriali - 17 Gennaio 2021

Franceschini il cacciatore

di Paolo Frascatore

Nonostante la pandemia non arretri, siamo ancora in piena stagione di caccia. La politica nazionale non fa eccezione in questi giorni di crisi determinati dall’avventata iniziativa di Matteo Renzi nel far naufragare il secondo governo Conte.

Ma tant’è, occorre abituarsi a questa “nuova” classe politica che ormai si considera, come canta Jovanotti, l’ombelico del mondo.

Intanto, Conte ha deciso: andrà lunedì prossimo 18 gennaio a Monte Citorio e il giorno successivo a Palazzo Madama.

Dario Franceschini

Una scelta quest’ultima che aggrava ancor di più la crisi aperta da Renzi e che denota, ancora una volta, improvvisazione e mancanza di senso della realtà e dello Stato. Perché si va in Parlamento quando si è certi di avere almeno un barlume di maggioranza, altrimenti è meglio rassegnare le dimissioni ed avviare nuove consultazioni.

Ma, come per il passato, ecco spuntare dal suo quartier generale l’inossidabile Dario Franceschini, stavolta nel ruolo di cacciatore. Eh sì! Cacciatore di parlamentari, senza patria e senza lode.

Il politico ferrarese, per la verità, non è nuovo a questi giochini. Già ai tempi dell’Area Zac scomponeva e ricomponeva il gruppo giovanile della sinistra democristiana a suo piacimento,  in perfetto stile doroteo, secondo i propri interessi politici personali. Lo stesso dicasi all’interno del Partito Democratico: egli è sempre l’uomo di maggioranza. Fiuta in anticipo chi è in odore di segreteria per saltare da un carro all’altro. E’ salito sul carro di Renzi dopo aver fatto i conti, per poi abbandonare immediatamente l’incolpevole Enrico Letta. La sceneggiata si è ripetuta con l’attuale segretario Zingaretti.

Ma se prima il fine ultimo era quello della poltrona ministeriale, oggi l’uomo politico di Ferrara pensa ed agisce ancora più in grande: sa bene che per salire le scale di Palazzo Chigi deve liberarsi di Giuseppe Conte (una figura ingombrante per carattere e per moderazione), per cui meglio non arrivare ad uno scontro personale, ma persuaderlo che in Parlamento è possibile trovare parlamentari a destra e a manca disposti ad appoggiare l’attuale governo in funzione della semplice contrarietà alle elezioni anticipate.

Chi non ricorda il clamore che destò in tutto il Paese quando due parlamentari, Scilipoti e Razzi, abbandonarono il Partito, l’Italia dei Valori di Di Pietro, dove erano stati eletti per appoggiare il governo Berlusconi?

Per Franceschini, però, quest’ultimo episodio non può essere paragonato con l’attuale situazione in quanto il quadro politico odierno è completamente diverso, a suo dire: non abbiamo più un sistema bipolare e si va verso il proporzionale.

Sarebbe a dire che oggi saltare da una coalizione all’altra è moralmente legittimo e non deve più destare scandalo. E’ questo il puro e semplice riconoscimento della politica del potere per il potere, senza regole morali con a capo l’intramontabile Franceschini e lo spregiudicato Renzi.

Un tandem d’attacco che si ricompatterà non appena Conte dovrà verificare di non avere una maggioranza in Parlamento.

L’abbraccio mortale di Franceschini a Conte ha come attore non protagonista proprio l’ex sindaco di Firenze, che ha già dato il suo appoggio ad un nuovo governo con a capo l’attuale ministro dei Beni Culturali.

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