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Editoriali - Senza categoria - 16 Gennaio 2021

Il partito del Covid e la deriva medievale della politica

di Manuela Petescia*

Come sia possibile tentare di costruire una carriera politica sul numero dei positivi al Coronavirus e sul numero dei morti Covid è una circostanza davvero difficile da credere e da capire.

Ovunque in Italia e nel mondo, di fronte a una pandemia sconosciuta, insidiosa, mutabile e dagli effetti reali non ancora del tutto noti, perfino sul lungo periodo, c’è chi pensa bene, o meglio chi pensa male, di destabilizzare le istituzioni per portare acqua al proprio mulino e al proprio disegno elettorale spacciato per miracoloso.

E tanta gente, purtroppo, proprio perché spaventata, disorientata e in cerca di soluzioni messianiche, in buonafede ci casca e insegue l’uomo forte.

La colpa è di Conte, la colpa è di Toma, De Luca, Sileri, Bonaccini, Zaia o Fontana, così il mantra degli errori e delle incapacità organizzative nel campo sanitario ‒ che pure ovviamente esistono ‒ si sostituisce alla verità di una pandemia che ha preso il pianeta alla sprovvista e devia l’attenzione dal nodo centrale del momento storico-politico ‒ ossia quello di unire le forze per fronteggiare un nemico comune pericoloso con le armi della scienza ‒ al nodo penoso di nuove maggioranze di governo, locali o nazionali che siano.

Nuove maggioranze che non si comprende affatto in cosa dovrebbero o potrebbero essere migliori delle precedenti, visto che il virus sfugge di mano a tutti, perfino ai premi Nobel della medicina, così che ovunque si assiste al germogliare dei partiti del Covid e la nostra epoca potrebbe imboccare una china oscurantista.

È un virus nel virus, questo dello sciacallaggio politico sulla malattia e sui morti e sarebbe opportuno porvi un freno con maturità, razionalità e logica, laddove la vera parola d’ordine dovrebbe essere l’unità, la concordia, la partecipazione convinta di tutte le istituzioni presenti sui territori al fine di approdare a un modulo organizzativo il più possibile rapido ed efficiente: prendere il meglio della ricerca scientifica, il meglio dell’offerta dei servizi sanitari pubblici e privati, il meglio delle risorse e delle ipotesi di intervento economico sulle imprese e sulle famiglie in difficoltà, il meglio dell’assistenza alle categorie deboli e svantaggiate.

Perché in questo momento il desiderio più grande del popolo è quello di guarire o di non ammalarsi, è quello di riprendere una vita normale.

E invece si scivola verso sentieri di medievale memoria, la politica che costruisce la propria fortuna facendo perno sul terrore della malattia e sullo spettro della povertà.

*direttore Telemolise

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