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Editoriali - 14 Gennaio 2021

La tattica di Renzi

di Paolo Frascatore

Paolo Frascatore

In attesa che il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, metta le sue carte in tavola, appare subito evidente che la rottura di Renzi è un’altra strategia adottata dall’ex sindaco di Firenze per rimanere a galla e, anzi, per conquistare maggiore visibilità.

Del resto, il fiorentino non è nuovo a questi atteggiamenti politici: chi non ricorda quando appena eletto segretario del PD nel dicembre 2013 tranquillizzò l’allora presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, sulla lealtà incondizionata del suo partito. Ma la promessa non durò più di due mesi. Nel febbraio del 2014 Renzi ricevette l’incarico di formare un nuovo Governo, facendo di fatto lo sgambetto al suo collega di partito, Letta.

La storia si ripete? Non precisamente! Renzi sa che Palazzo Chigi ormai è solo una chimera ed un ricordo del passato. Non perché non voglia salire ancora quei gradini della presidenza, ma perché non ha più i numeri per farlo.

Dopo aver abbandonato il Partito Democratico ed aver fondato un nuovo Partito, Italia Viva, con transfughi sia del PD che di Forza Italia e LEU, sa bene che questa legislatura non solo è di rodaggio, ma non può essere interrotta, pena la débacle della sua creatura politica.

Del resto, già le dichiarazioni di una sua ministra dimissionaria, Elena Bonetti, fanno riflettere su quella tattica che ha in animo Matteo Renzi.

Da abile giocatore di poker qual è, Renzi deve destabilizzare per poi ricostruire avendo tutti e quattro gli assi in mano. La sua è una tattica politica non improvvisata, ma studiata nei minimi particolari.

Dopo aver sondato il campo della maggioranza che sostiene il governo Conte, con un Movimento Cinque Stelle che dopo essersi accomodato sulle poltrone ministeriali più importanti (se si esclude il Ministero dell’Economia e delle Finanze), ormai dei suoi principi originari non ha più nulla; dopo aver tastato la crisi interna di un Partito Democratico che non è né carne, né pesce e che sopravvive sugli umori e sulle velleità di potere di Zingaretti e Franceschini; ha pensato bene di giocare i suoi quattro assi per acquisire non solo visibilità politica, ma soprattutto altre leve del potere in vista delle elezioni politiche del 2023.

Dunque, non è azzardato immaginare che questa crisi di governo rientrerà a breve (del resto già Mattarella ha fatto capire chiaramente che sono da escludere nuove elezioni, soprattutto in questo momento di crisi pandemica ed economica): Renzi, Zingaretti, Franceschini (uomo buono per tutte le stagioni), Di Maio con lo stuolo dei parlamentari M5S, LEU non hanno alcun interesse ad andare ad elezioni politiche anticipate: sanno bene che il rischio è grande.

Il guaio è che in questo marasma politico che si trascina stancamente senza un obbiettivo preciso, a pagarne le conseguenze sono i commercianti, gli operatori turistici, le cosiddette Partite Iva con tutto l’indotto che sta soffrendo da un anno un regime di restrizione soffocante lo sviluppo del Paese.

La tattica di Renzi, occorre riconoscerlo, è riuscita. Ma si tratta pur sempre di una tattica. In politica contano le idee e i programmi, senza di questi si vivacchia alla giornata e, soprattutto, non si rende un buon servizio al Paese che ha bisogno di risposte immediate e realistiche.

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