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Editoriali - Evidenza - Idee e opinioni - Politica - 6 Gennaio 2021

Il problema non è solo il Coronavirus ma la mediocrità della classe politica

di ANGELO PERSICHILLI
Il 2020 ci ha costretti a vivere in un mondo che credevamo erroneamente di conoscere. Dopo anni in cui abbiamo tutti operato in un contesto globale usufruendo, pur con qualche difficoltà, di vantaggi economici, il 2020 ci ha insegnato che la globalizzazione non è una scelta ma una realtà complessa con la quale bisogna fare i conti. La propagazione di questo virus non è che un effetto collaterale della globalizzazione e della nostra ignoranza nel gestirla. La nuova tecnologia ha abbattuto tutte le barriere e non si torna indietro, c’è solo da capire e adeguarsi.
Per esempio, per decenni abbiamo parlato di tensione Est-Ovest e siamo vissuti con la paura dell’olocausto nucleare se qualche oscuro burocrate a Mosca o a Washington avesse potuto premere inavvertitamente il bottone sbagliato e provocare la fine del mondo. Ci sbagliavamo. È stata proprio la paura del nucleare a garantirci oltre mezzo secolo di pace armata.
Siamo vissuti con la paura di una terza guerra mondiale a Cuba o in Vietnam, abbiamo dato la caccia a Bin-Laden ritenendolo capace di scatenare odi e carneficine provocando guerre di religione ricreando tensioni Nord-Sud dopo che il mondo credeva di essere al sicuro essendosi sbarazzato di quelle Est-Ovest. Abbiamo temuto, non a torto, scenari apocalittici con l’ISIS ipotizzando intrighi internazionali destinati a distruggere la civilizzazione occidentale. I russi di Putin hanno creduto di ristabilire un ‘ordine internazionale’ schiacciando i terroristi dell’Isis che, anche loro, credevano di avere il mondo nelle loro mani solo perché avevano imparato a tagliare gole ai “miscredenti”. Ci siamo illusi. La Terza Guerra mondiale è nata da un ricercatore cinese che non si è lavato le mani dopo avere rotto una provetta.
Abbiamo creduto in un mondo migliore dopo avere stanato come un topo di fogna Saddam Hussein nascosto in un pozzo e abbiamo osannato le forze speciali americane quando ci hanno, giustamente, liberato di uno come Bin Laden. Probabilmente tutto vero, ma eravamo degli ingenui! Abbiamo personalizzato i problemi credendo che dando loro un nome e un volto tutto sarebbe tornato normale. Adesso è il turno di Trump.
Il 2020 ci ha detto che siamo degli illusi. Lo erano coloro che credevano di distruggere la cultura occidentale con massacri e attentati, come eravamo degli illusi noi che credevamo che, una volta bloccati questi esagitati, il mondo sarebbe stato al sicuro.
Il 2020 ci ha insegnato che per distruggere il mondo non c’è bisogno di bombe atomiche o di esagitati come Bin Laden o di qualche pazzo alla Casa Bianca o al Cremlino; basta un individuo che non si lava le mani dopo un esperimento in un laboratorio in una sperduta città della Cina per minacciare la nostra esistenza.
Leggiamo ogni giorno di ipotesi di complotti organizzati da Pechino per conquistare il mondo o da altre forze oscure. La verità è che noi non sappiamo cosa sia veramente successo ed io mi limito a considerare l’ipotesi più semplice ma che è anche quella che fa più paura di tutte: il mondo può essere distrutto da un anonimo semplice individuo che fa cadere una provetta e lascia il laboratorio senza lavarsi le mani. Troppo semplice? Si, ma è anche la più terrificante in quanto dovrebbe farci riflettere sulla fragilità del mondo in cui viviamo.
Tale fragilità è ancora più preoccupante in quanto dilaga in un momento in cui il mondo manca di leadership politica a tutti i livelli. L’Europa sembra un vestito di Arlecchino raffazzonato alla meglio; il Regno Unito è allo sbando, Putin credo si sia rinchiuso in qualche stanza del Cremlino terrorizzato dal contagio mentre gli Stati Uniti il 20 gennaio passeranno dall’incubo di Trump all’uovo di Pasqua di Biden. Le nostre speranze per un mondo migliore sono affidate a delle incertezze, ma le paure a dei dati reali.
Cosa fare?
Non è semplice ma credo che il primo passo sia quello di sbarazzarci delle pastoie ideologiche tradizionali che, purtroppo, vedo ancora dominare i dibattiti a livello politico nazionale e internazionale. Abbondano soprattutto sui social-media ancora pregni di luoghi comuni. Commenti che avevano un senso quando alla guida dei partiti c’erano persone intelligenti con solido spessore ideologico per capire quando era il tempo di cambiare marcia.
Due esempi italiani: Amintore Fanfani negli anni 60 ebbe il coraggio della svolta di centro-sinistra o, circa 20 anni dopo, Aldo Moro ed Enrico Berlinguer col compromesso storico. A livello internazionale c’era la svolta sociale dei Kennedy (mi riferisco soprattutto a Robert), Martin Luther King e lo stesso Richard Nixon che aprì a Mosca e Berlino.
Vediamo chi c’è oggi (o domani) alla Casa Bianca, al 10 di Downing St., all’Eliseo, a Palazzo Chigi o a Ottawa (per non parlare delle opposizioni) e si capisce subito che il Coronavirus non è il solo problema che il mondo deve affrontare. Semmai questo virus ci ha solo sbattuto in faccia la nostra mediocrità.

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