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Editoriali - 5 Gennaio 2021

Una nuova Primavera

di Paolo Frascatore

Paolo Frascatore

Se una rondine non fa primavera, comunque annuncia l’arrivo della bella stagione. E’ quanto si preannuncia nei prossimi mesi nel panorama politico italiano ormai stagnante e privo di valori ideali forti.

Certo, la pandemia sta giocando un ruolo non secondario in questo blocco di attività che coinvolge anche la politica. Ma se per altri tipi di attività può essere una giustificazione, non lo è sul piano delle idee e delle proposte che stentano a venir fuori e a trovare il largo. Si naviga a vista! Eppure un sasso è stato lanciato nelle acque stagnanti del cattolicesimo democratico al fine di ritrovare le ragioni e le origini di un impegno politico nuovo,  carico di passione ideale e di programmi concreti per uscire da questa crisi.

A tal riguardo, però, non servono a nulla richiami ad un recente passato, come ha osservato giustamente Lucio D’Ubaldo, “nel peggiore stile doroteo.” Occorre, invece, nuova linfa, nuovo entusiasmo, nuovo e realistico convincimento che il popolarismo non è morto, tutt’altro! Non a caso negli ultimi anni padre Sorge ha speso le sue ultime energie e le sue intuizioni sempre acute per distinguere non solo la categoria del popolarismo dal populismo, ma anche per far rilevare come quest’ultimo sia nemico del popolo.

Purtroppo la questione non riguarda solo il nostro Paese, ma tutto l’Occidente ormai preda di un’antipolitica che dietro la maschera del tutto per il popolo e niente senza del popolo, nasconde l’essenza vera e becera della reazione. Risulta indubitabile, da questo punto di vista, almeno per il momento, che non spetta la popolarismo italiano dare lezioni di politica in Europa e nell’Occidente; si tratta invece di partire dalla nostra realtà per ridefinire preliminarmente le caratteristiche di una buona politica. Ma anche qui ci soccorre l’intuizione di padre Sorge, allorquando affermava che un buon politico deve avere due qualità: la competenza e l’onestà. Ma io vorrei aggiungere anche quella dell’umiltà. Tra l’altro, occorre anche osservare come tutte queste qualità non possono essere scisse: la sola competenza non serve in politica se poi non si ha il dono dell’onestà e dell’umiltà.

Lo stesso dicasi per l’onestà e l’umiltà scisse tra loro e dalla competenza. Chi non ricorda nella seconda metà degli anni Ottanta la Primavera di Palermo, che ebbe come protagonisti proprio padre Bartolomeo Sorge, padre Ennio Pintacuda e Leoluca Orlando.

A quell’epoca si gridò allo scandalo negli ambienti politici più retrogradi (anche all’interno della DC) per un’esperienza che aveva tutta l’aria del cattocomunismo. Fu invece una grande stagione politica contro la mafia e contro i poteri forti che detenevano nel capoluogo siciliano il monopolio dell’economia e dei traffici illeciti.

Credo che una nuova Primavera, sull’onda proprio dell’esperienza palermitana, sia possibile anche per l’Italia, affinché si possa chiudere questa brutta parentesi politica di incompetenza, di privilegi e di poca attenzione ai problemi reali di questo Paese.

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