Sanità regionale, a due anni esatti dalla sua nomina, il 27 dicembre del 2018, il commissario ad acta per la sanità molisana, generale Angelo Giustini, ha annunciato le sue dimissioni, questa mattina, nel corso dell’incontro con i sindacati, convocato per affrontare le problematiche irrisolte del comparto.

Come confermato alla nostra emittente da Carmine Vasile, Giustini, a questo punto ex commissario, ha detto che avrebbe comunque raccolto e riportato a chi di dovere le richieste dei sindacati per maggior personale e giuste retribuzioni nella criticità della Pandemia.

Ma non è l’unico fatto, quello delle sue dichiarazioni di stamattina ai sindacati, che testimonia un fortissimo stato di tensione, con Giustini che si dimette e il vice, Ida Grossi, che resterebbe.

Infatti ieri c’era stato il tavolo tecnico e si racconta di un nuovo e pesante confronto tra il commissario e la Adduce, responsabile del Tavolo per il governo. Quest’ultima avrebbe aggiornato la riunione, motivando la sua decisione con le mancate risposte da parte della struttura commissariale sulla reale situazione in Molise. Insomma un brutto stop per Giustini che, amareggiato, avrebbe deciso di mollare. Le motivazioni delle sue dimissioni però non sono ancora chiare: secondo alcuni, avrebbe richiesto maggior personale per la struttura commissariale, al fine di poter essere maggiormente autonomo rispetto alla Regione, sulla scia di quanto successo in Calabria. Richieste respinte.

Ora resta da capire, se sia stato solo un annuncio, per spingere chi di dovere a dargli maggiori poteri, o se realmente il Generale sia realmente  intenzionato a lasciare.

Se Giustini si dimettesse due sono le ipotesi, o la nomina di un suo successore da parte del governo, oppure la restituzione dell’incarico da commissario al presidente Toma. Da dire che i due anni di Giustini, in Molise, sono stati travagliati e contrassegnati da numerose polemiche, contraddizioni e autentiche piroette. Partenze in quarta e retromarce. Intenzioni di farsi intervistare da Giletti sulla 7 e poi la rinuncia. Insomma quella dell’ex generale è apparsa una figura abbastanza enigmatica, divisa tra l’apparente determinazione ad agire e l’impotenza ad essere conseguenziale ai suoi propositi. Con Toma poi il rapporto non è mai stato idilliaco, anzi controverso e spesso duro, a partire dalla decisione del Commissario di rivolgersi alla procura della Corte dei Conti, così come, pochi giorni fa, ai Nas. Poi la scelta di Larino come centro Covid e la retromarcia a Roma, quando accettò il Cardarelli. Insomma tanti giri di valzer e tante cose a metà tra l’input militaresco e la mancanza di duttilità nel confronto con i politici. Probabilmente le sue intenzioni erano buone, ma all’atto pratico si sono scontrate con la complessità di un settore, come quello sanitario molisano, in preda a convulsioni e magagne da anni e anni, che non ha mai legato con Giustini. Vediamo come andrà a finire, per ora c’è l’annucio delle dimissioni, tra poco sapremo se sarà seguito dai fatti o se è stata solo una mossa sul tavolo da poker dei rapporti tra politica e gestione commissariale. Una partita che dura da due anni.

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