Allarme inquinamento sulla Piana di Venafro. Insomma un 2020 da incubo, non solo per il Covid, ma anche per l’inquinamento che continua a coprire con la sua cappa grigia la città. Dal 15 dicembre, è stata registrata una impressionante progressione del valore del Pm10, fino allo sforamento numero 50 del 23 dicembre, che ha fatto registrare un valore di 119, con un limite massimo fissato a 50.

Altrettanto allarmante lo sforamento del particolato ultrafine. I dati sono impressionanti. Il Pm2,5 ha fatto segnare 98 unità, un valore fuori controllo. Dal 15 dicembre, si è sempre sopra le 67 unità per milligrammo.

La relazione dell’Arpa su quanto sta accadendo è significativa.

«Il materiale particolato presente nell’aria – si legge – è costituito da una miscela di particelle solide e liquide, che possono rimanere sospese anche per lunghi periodi. Le particelle sono costituite da una miscela di elementi quali carbonio, piombo, nichel, nitrati, solfati, composti organici, frammenti di suolo e altro. Le polveri totali vengono generalmente distinte in tre classi, corrispondenti alla capacità di penetrazione nelle vie respiratorie, da cui dipende l’intensità degli effetti nocivi».

E ancora «il Pm10 particolato è una polvere inalabile, ovvero in grado di penetrare nel tratto respiratorio superiore (naso, faringe e laringe). Il Pm2,5 – particolato fine – è una polvere toracica, cioè in grado di penetrare nel tratto tracheobronchiale (trachea e bronchi».

Le sorgenti del particolato possono essere naturali e antropiche. Tra quelle antropiche, Arpa indica: ci sono le emissioni della combustione dei motori; le emissioni del riscaldamento domestico; i residui dell’usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle vetture, le emissioni di impianti industriali, lavorazioni agricole, inceneritori e centrali elettriche.

«Numerosi studi hanno evidenziato una correlazione tra esposizione acuta a particolato e alterazioni della funzionalità respiratoria, ricoveri in ospedale e mortalità per malattie respiratorie. L’esposizione cronica, inoltre, è associata ad un incremento di rischio di tumore delle vie respiratorie. Il cancro è stato collegato in particolare con l’esposizione a particolato di combustione.

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