Condanna a cinque anni per Antonio Bianchi, conosciuto in Molise per essere stato a capo dell’Ittierre dal 2011 al 2015. La sentenza è del tribunale di Como e riguarda il fallimento della società Albisetti, a cavallo nel dicembre di sei anni fa, costato un’ottantina di posti di lavoro. Ora, a distanza di tempo, si scopre che – almeno secondo i giudici del Tribunale di Como – il dissesto della società è stato causato dal suo amministratore, Antonio Bianchi. Il manager, italiano (abitava a Cermentate prima del dissesto) ma residente in Svizzera, è stato condannato a cinque anni di carcere per bancarotta fraudolenta. Ed è l’unico imputato a essere stato riconosciuto colpevole: già prosciolti in udienza preliminare i revisori dei conti, ieri è stato assolto con formula piena anche Paolo Ostinelli, di Binago, l’allora direttore amministrativo della Albisetti che secondo la Procura avrebbe aiutato il manager a produrre fatture per operazioni inesistenti, mentre secondo i giudici non ha commesso alcun reato. Gli avvocati Giuseppe Sassi e Anna Viganò avevano sollecitato l’assoluzione per entrambi gli imputati, mentre il pubblico ministero, Maria Vittoria Isella, aveva chiesto otto anni e mezzo di reclusione per Bianchi. I giudici hanno riconosciuto il manager colpevole di bancarotta laddove era accusato di aver utilizzato i soldi della società per scopi personali (tra questi anche il pagamento di canoni d’affitto per un quarto di milione di euro a favore dell’ex moglie, oltre che dei suoi figli), diminuito il credito vantato dalla ditta nei confronti di una società lussemburghese interamente posseduta – secondo l’accusa – dallo stesso Bianchi, ridotto i crediti nei confronti di altre due società, una delle quali riconducibile alla famiglia del manager, di aver nascosto al curatore fallimentare 145mila pezzi di stoffa conservati presso una cooperativa di Cerro Maggiore. Il Tribunale di Como, ieri mattina, ha anche assolto lo stesso Bianchi da una serie di altri capi d’imputazione, tra i quali l’accusa di aver proseguito a produrre capi d’abbigliamento a marchio Just Cavalli nonostante l’ordinanza con la quale il Tribunale di Milano aveva accolto il ricorso della Roberto Cavalli Spa che inibiva alla Albisetti l’utilizzo della griffe, e ha dichiarato il non doversi procedere (perché passato troppo tempo dalla contestazione del reato, e quindi prescritto) per l’accusa di aver nascosto al fisco qualcosa come 3,2 milioni di euro di introiti nel proprio patrimonio, con conseguente evasione fiscale – secondo l’accusa – di oltre un milione di euro. Nella sentenza di condanna, i giudici hanno condannato l’ex manager della società con sede a Vertemate con Minoprio anche al risarcimento di 1,6 milioni di euro.

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