L’aggiornamento del protocollo dei dilettanti ha scaldato gli animi di qualche società del mondo della LND. I club hanno inviato alla Federazione e al Ministero Spadafora una lettera per illustrare tutte le difficoltà finanziarie legate all’effettuazione settimanale dei test obbligatori. Il protocollo, come è noto è assimilabile anche alla Divisione calcio a 5 e al movimento del calcio femminile che da questo weekend tornerà in campo. Su questa scia di perplessità nasce anche la lettera inviata dalla Chaminade Campobasso al suo comitato di competenza la Divisione calcio a 5.

La missiva firmata dal presidenti Franco Bossi e dal patron e vice presidente Domenico Scarnata nasce dall’esigenza di tutelare i propri tesserati e le loro famiglie.

Vi riproponiamo testualmente parte del comunicato: “ Il protocollo prevede che si facciano tamponi tutte le settimane prima delle partite; la nostra squadra, come gran parte delle altre squadre, è composta da ragazzi che non sono professionisti che studiano e lavorano e che sono pertanto liberi di gestire il loro quotidiano senza controlli da parte dei club, di conseguenza è ancor più impossibile garantire la negatività certificata del gruppo squadra. Dal punto di vista economico, il costo dei tamponi è a carico interamente delle società che non hanno sinora ricevuto nessun contributo e  la Divisione neanche lo ipotizza; parliamo di un costo che si aggira nella nostra città tra i 35/40 euro a tampone, che moltiplicato per il numero di persone e per il numero di partite da giocare raggiunge una cifra davvero impossibile da affrontare se sommato a tutte gli altri costi ordinari previsti per la stagione.
Da rilevare inoltre che il protocollo adottato prevede che “La responsabilità della raccolta del campione e del controllo dei risultati dei Test dovrà essere del Medico Sociale o di un Medico addetto al Protocollo (MAP)”, in occasione delle gare le Società, sia quella ospitante che quella ospitata, dovranno consegnare al DAP incaricato dei controlli sanitari, la dichiarazione di aver ottemperato alle disposizioni sanitarie in esso contenute. Ad oggi non vi è ancora nessuna indicazione da parte della divisione sulla procedura da applicare per lo svolgimento delle gare a garanzia del rispetto del protocollo.”

Questi i dubbi sulla possibilità di tornare in campo per il club. Negli ultimi anni la Chaminade Campobasso ha investito sul territorio e sopratutto sul suo settore giovanile, quest’anno la Scuola Calcio ha ottenuto la qualifica Elitè. Il club rossoblù ha dimostrato di essere un ottima rampa di lancio per i giocatori molisani che oggi calcano anche parquet della massima serie. Sotto un punto di vista economico il club ha scelto di destinare parte del budget ai test, ciò ha comportato un ridimensionamento dell’organico e del monte ingaggi. A fronte di tale scelta le preoccupazioni in casa Chaminade riguardano il rispetto del protocollo da parte di tutte le società dati gli ingenti costi da sostenere e non preventivati al via del campionato.

La società avrebbe preferito riprendere le attività dopo il termine di scadenza del DPCM in corso; la sospensione del campionato U19 e maggiore chiarezza circa le regole che dimostrano la negatività del gruppo squadra, degli arbitri, dei commissari e di tutte le persone che prendono parte alla gara attraverso una certificazione rilasciata da una Struttura Sanitaria pubblica o privata con regolare autorizzazione regionale e non attraverso una autodichiarazione rilasciata da ogni singola società. La Chaminade Campobasso ha fatto il primo passo, adesso si resta in attesa di una risposta dalla Divisione sia sulle perplessità sollevato in merito al protocollo sia sulla gestione del calendario,.

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