Home Attualità Il Covid non fa sconti, nemmeno agli eroi del calcio

Il Covid non fa sconti, nemmeno agli eroi del calcio

Buenos Aires e Napoli in piazza per ricordare Maradona, dimenticando la pandemia in corso.


Di Angelo Persichilli
Di fronte alla morte tutti facciamo, giustamente, un passo indietro, nel senso che del defunto si deve solo parlare bene. Tale criterio va applicato anche alla prematura scomparsa di Diego Armando Maradona. In questo caso non è difficile dire delle cose eccelse sulle qualità sportive di questo grande campione; il critico d’arte Vittorio Sgarbi lo ha definito il Caravaggio del pallone. E per chi ha visto giocare Maradona e apprezzato i capolavori di Caravaggio (che come Maradona conosceva Napoli) può capire che tale paragone calza…a pennello.
Ma lo scopo di questa ‘colonna’ non è quello di parlare di Maradona, ma del modo e il contesto in cui il campione è stato commemorato.
Le scene che abbiamo visto soprattutto a Napoli e Buenos Aires sono in netto contrasto con quello che ci hanno detto, e imposto, negli ultimi nove mesi le autorità. Siamo nel mezzo di una terrificante pandemia che ha già provocato 1.500.000 di morti dei quali 54.000 in Italia e 38.000 in Argentina.
Certo, capisco che non si poteva far passare inosservata la morte di un grande campione, ma non dobbiamo dimenticare che abbiamo accettato di far passare inosservata la morte di migliaia di anziani deceduti in terribile solitudine senza consentire ai figli di rivederli per l’ultima volta. Certo, non erano Maradona, ma erano madri e padri lasciati morire in solitudine in un letto d’ospedale. Ma noi, per rispetto verso i vivi, abbiamo trascurato i nostri morti.
Per obbedire alle regole, ignorate nei giorni scorsi a Napoli e Buenos Aires, abbiamo economicamente distrutto milioni di famiglie in tutto il mondo; provocato il fallimento di migliaia di imprenditori, abbiamo, giustamente, imposto l’uso della mascherina anche a chi non voleva o forse non poteva per motivi medici, ci siamo per mesi isolati nelle nostre case appollaiati sui balconi rinunciando ad abbracciare o anche a vedere i nostri figli per evitare possibili trasmissioni di virus, abbiamo sentito il governatore della Campania De Luca minacciare l’uso del lanciafiamme contro studenti che avessero tentato di celebrare con gli amici la fine degli esami, ma poi abbiamo tollerato, anzi, incoraggiato soprattutto attraverso ‘dirette’ televisive, le ammucchiate per le strade di Napoli.
Quando è stato che le autorità ci hanno preso in giro, prima della morte di Maradona, o dopo?
Questa isteria collettiva mi ricorda le trasmissioni fiume alla morte di Lady Diana. Fecero passare in secondo piano persino la morte di Madre Teresa di Calcutta, deceduta qualche giorno dopo. I media crearono un mito, la ‘principessa del popolo’, un simbolo, quasi una santa, sorvolando sul fatto che era morta in un incidente stradale mentre cercava, insieme al suo ricco amante, di sfuggire ai paparazzi. Per carità, nessun giudizio sulla principessa soprattutto considerando il contesto e i personaggi che la circondavano, come Carlo e Camilla. Ma trascurare Madre Teresa esaltando lady “D” mi sembrò inappropriato.
In questi giorni la storia, in un contesto e personaggi diversi, si ripete; allora si trascurò Madre Teresa, ora si trascura una pandemia che ha già provocato un milione e mezzo di morti.
Posso capire l’ondata emotiva per la scomparsa di questo campione soprattutto in città come Napoli e Buenos Aires, ma i media dovevano non solo sfuggire alla ignobile tentazione di usare queste manifestazioni per fare facile audience mettendo in pericolo la vita di centinaia di persone, ma soprattutto dovevano evitare di agire da volano per incoraggiare pericolosi assembramenti le cui conseguenze mortali saranno note fra qualche settimana.
E saranno mortali, altrimenti dovremmo dare ragione a coloro che da mesi predicano disobbedienza affermando che tutte queste precauzioni imposte dall’alto sono delle falsità.
E falsità non sono! Basta contare il numero dei morti in tutto il mondo, basta recarsi in un qualsiasi ospedale per registrare drammi e dolore, basta riguardare la processione di bare che lasciavano gli ospedali di Bergamo per capire che questo virus non fa sconti nemmeno per onorare gli eroi del pallone. Allora, almeno, c’era l’attenuante che non si era a conoscenza della gravità della situazione, ora sappiamo tutti i lutti che questa epidemia è capace di provocare. Per questo motivo le manifestazioni di Napoli, anche se non potevano essere evitate e le notizie giustamente riportate, dovevano essere almeno bilanciate da continui, pressanti moniti sulla pericolosità di tali assembramenti invece di incoraggiarle con dirette televisive che sapevano tanto di sciacallaggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessanti anche:

Franceschini il cacciatore

di Paolo Frascatore Nonostante la pandemia non arretri, siamo ancora in piena stagione di …