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Attualità - Evidenza - QD - Trivento - 27 Novembre 2020

Rischio diffusione del virus Covid-19 a Trivento, l’ex sindaco Tullio Farina: quello che purtroppo si temeva è accaduto

Rischio diffusione del virus Covid-19 a Trivento, il commento dell’ex sindaco Tullio Farina: quello che purtroppo si temeva è accaduto. “La chiusura della scuola dell’infanzia e delle scuole dell’obbligo fino al 7 dicembre – scrive Farina – il continuo aumento del numero dei contagiati, anche tra gli alunni e il ritorno dell’autovettura della polizia urbana per le strade cittadine, che ricorda a tutti rispetto delle regole, sono un inquietante campanello di allarme. Sembra, infatti, che il controllo del contagio Covid -19 sia sfuggito dalle mani non solo di chi aveva il compito di controllare e vigilare e di chi ha avuto atteggiamenti ondivaghi, consigliando prima di non uscire e poi organizzando manifestazioni amene, ma anche e soprattutto dalle mani di tutti noi. Infatti, è pur vero che la vigilanza e i controlli sono, purtroppo, stati blandi, ma è anche soprattutto vero che per un pericolo che minacciava la vita di tutti noi il maggior controllo sarebbe dovuto essere quello personale, ossia l’auto controllo perché quando si rischia la vita in prima persona bisogna avere gli occhi aperti e non essere distratti e superficiali. Né d’altra parte ci sarebbe potuto essere un controllore per ogni persona. Ricordo che già nel mese di marzo all’inizio del contagio, allorquando ci fu la sfilata dei carri di carnevale, consigliai al sindaco il rinvio della manifestazione per una possibile e prevedibile diffusione della malattia. Mi fu risposto che ormai tutto era pronto e non si poteva più rinviare la sfilata nella logica dei sovrani borbonici che le tre F, ossia festa, farina e forca tenevano a bada il popolo e lo rendevano felice; peccato, però, che la terza F, ossia quella dell’eventuale punizione, non sia mai stata posta in essere, per timore di perdita di consenso elettorale. Ricordo anche che in quell’occasione, essendo un soggetto a rischio, vidi dal balcone della mia abitazione la sfilata e fui sorpreso dalla superficialità di tutti i partecipanti, uomini, donne, giovani e bambini, tutti insieme che si stringevano, si abbracciavano, baciavano e ballavano. Ci andò bene, perché fortunatamente non accadde niente. Oggi però paghiamo le conseguenze di una estate vissuta con la stessa filosofia della sfilata a conferma che quell’avvenimento, conclusosi felicemente non fu una regola, ma solo una fortunata eccezione. Durante questa estate, mai a Trivento si sono viste tante persone e, ciò nonostante, le regole di distanziamento con l’indosso di mascherine non sono state rispettate come dovute. Noi genitori, ad esempio, abbiamo mai consigliato o preteso che i nostri figli rientrassero ad ora decente a casa, anziché fare le tre o le quattro del mattino chiedendo in quali posti avevano bivaccato? Sarebbe bastato vigilare solo sul rispetto delle regole imposte, per non chiudere niente e far funzionare tutto. Invece così non è stato ed oggi ci troviamo nella situazione di quel famoso detto paesano che dice “stiamo tra mare, pantano e ponte rotto”. All’inizio del nuovo anno scolastico da parte di tutti sono state chieste misure di sicurezza solo all’interno della scuola, come se solo essa fosse il focolaio di contagio, non accorgendosi che il contagio poteva solo essere portato dall’esterno. Pertanto mentre si mandavano a scuola gli studenti bardati di mascherine nel pomeriggio si consentiva loro di girare, giocare, frequentare i bar a gruppi senza precazione alcuna. Ci risulta questo o viviamo tra le nuvole? Orbene come non avrebbe potuto diffondersi il virus di fronte a tanta superficialità di tutti noi. Spiace anche dover constatare che il distanziamento è stato rispettato solo per i morti per cui si è assistito ai luoghi di divertimento e di svago tutti pieni e mentre si sono programmate visite limitate ai cimiteri. Oggi il virus, che con noi ha giocato e gioca senza mai farsi vedere in modo così attento senza mai permettere il tana libera tutti, ci presenta la fattura di pagamento, che il grande Totò, chiamava la “dolorosa” e tutti ci lamentiamo di un conto molto salato. Non ci resta quindi che riflettere sul comportamento di tutti noi, per rettificarlo e miglioralo prima di cercare gli eventuali colpevoli di sbagli, che, se commessi in male fede, vanno censurati secondo legge. Perciò di fronte ad una situazione emergenziale senza precedenti si abbandoni ogni posizione di protagonismo e di falso attivismo, si pensi al concreto, e che si resti tutti uniti in una guerra contro un nemico crudele, beffardo e cinico che ci inganna, giocando a nascondino con noi. E proprio perché la migliore arma di questo virus è il giocare a colpire, non facendosi vedere, sarebbe utilissimo che tutti coloro che hanno contratto il contagio uscissero allo scoperto e comunicassero, “apertis verbis”, il loro stato di malattia perché non c’è nessuna vergogna di una cattiva azione o reato commesso, ma solo la conseguenza di un incontro o contatto sfortunato. Tale comunicazione sarebbe l’unica soluzione per sconfiggere un nemico invisibile e subdolo. Mi meraviglio che chi ci governa e amministra non abbia messo questa prescrizione tra i vari protocolli adottati, che avrebbe evitato numerosissimi altri contagi. Non sarebbe stata nessuna violazione della privacy o un attentato costituzionale, perché il Covid non è un male “ad personam”, ma la conseguenza di un contagio pubblico che prima si interrompe e meglio è. E la migliore forma di interruzione è la conoscenza di esso. Un intervento successivo potrebbe non bastare per salvare le vite umane. Prendo, comunque, atto che alcuni giovani di Trivento, maturi e responsabili, lo hanno già fatto. Al contrario – chiude Farina – quei comunicati callidi e liquorosi che comunicano il contagio, ma non l’origine di esso, con gli auguri ai malcapitati non solo alimentano la cultura del sospetto, ma lasciano il tempo che trovano”.

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