Home Cronaca Inchiesta su Torzi a Larino, la replica degli avvocati: “Risultati delle indagini già bocciati dal giudice”
Cronaca - Evidenza - 24 Novembre 2020

Inchiesta su Torzi a Larino, la replica degli avvocati: “Risultati delle indagini già bocciati dal giudice”

In ordine alle notizie di stampa diffuse oggi in merito alla conclusione di indagini della Guardia di Finanza su presunte ipotesi di bancarotta fraudolenta per distrazione, autoriciclaggio e responsabilità penale a carico di Gianluigi e Enrico Torzi, intervengono con una nota gli avvocati difensori di questi ultimi, Marco Franco e Andrea Codispoti.

Ci preme sottolineare – affermano – come i risultati della medesima indagine, impropriamente ed autoreferenziariamente definiti ‘frutto di un attento approfondimento delle posizioni dei soggetti, sia persone fisiche sia persone giuridiche, che sono stati interessati a vario titolo dalle indagini’, abbiano già subito una sonora bocciatura in sede giurisdizionale allorchè il pm di Larino, assegnatario del procedimento, aveva addirittura azzardato una richiesta di misura cautelare personale e reale. Questi alcuni stralci della ordinanza di rigetto emessa dal Gip larinese sull’ipotesi di bancarotta ’dalla lettura del capo di imputazione e dalle argomentazioni riportate nella richiesta del pm non è dato comprendere il nesso logico tra le suindicate cessioni di crediti e la violazione della richiamata disposizione. La cessione di crediti maturati dalla società nei confronti dei terzi debitori è atto negoziale ben diverso dal rimborso dei finanziamenti dei soci. In ogni caso la presunta violazione della disposizione civilistica non configurerebbe alcuna ipotesi distrattiva a carico di Torzi. In relazione pertanto a questa ipotesi non è configurabile alcun delitt; quanto al reato di autoriciclaggio afferma il Gip ‘conseguentemente è privo di gravità indiziaria il reato sub, che presuppone necessariamente il delitto di bancarotta, come enunciato nella imputazione’.

Anche in tema di richiesta di sequestro preventivo della somma indicata nel medesimo comunicato stampa (per oltre un milione), il Gip rendeva giustizia della assoluta fallacia delle ipotesi investigative affermando che ‘tenuto conto che manca qualsiasi elemento da cui possa desumersi che le cessioni di credito avessero natura distrattiva, va rigettata la richiesta di sequestro. Nel caso in esame, per le ragioni illustrate, le condotte ipotizzate non appaiono nemmeno astrattamente sussumibili in una fattispecie criminosa.

Riteniamo, dunque – concludono i legali -, che non meriti aggiungere altro per rispondere alla ingiustificata diffusione della superiore non notizia, se non che l’ordinanza sopra citata per stralcio è stata fatta oggetto di impugnazione da parte dello stesso pm, appello che è stato dichiarato, dal Tribunale della Libertà di Campobasso, inammissibile”.

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