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Editoriali - Evidenza - Idee e opinioni - 23 Novembre 2020

Per favore, abbassiamo il volume

La pandemia da Covid-19 e gli effetti sulla politica


  1. Di Angelo Persichilli
    Benjamin Franklin, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, disse che “quando il governo teme il popolo, c’è libertà. Quando il popolo teme il governo, c’è tirannia”. Terza ipotesi: quando governo e popolo non si rispettano a vicenda c’è il caos.
    Questa pandemia sta evidenziando tale tendenza anche in democrazie occidentali dove il popolo ha tradizionalmente contenuto la deriva nei momenti di crisi dando sempre la precedenza agli interessi nazionali rispetto a quelli dei partiti. L’esempio più preoccupante di questo imbarbarimento del dibattito viene dagli Stati Uniti. Certo, c’è l’effetto Trump che ha amplificato tale problema mettendone a nudo tutti i suoi mali, ma la deriva americana dai principi codificati da Thomas Jefferson e praticati da Abraham Lincoln era iniziata molto prima.
    Ma torniamo all’Italia.
    Conosciamo il valore dell’Italia e degli italiani che meriterebbero più rispetto a livello internazionale in tutti i settori, da quello dell’arte, alla cultura, tecnologia e sport.
    Invece si percepisce un certo astio. Perché?
    Vi sono tante risposte.
    Per esempio, qualche anno fa, a causa di un per me fortunato disguido nel programma dell’allora presidente del Parlamento Europeo Romano Prodi, ebbi l’opportunità di trascorrere del tempo con lui per una lunga chiacchierata informale. Tra l’altro mi disse, riassumo, che l’astio contro l’Italia era fomentato anche dagli italiani. “Non credere – precisò – che i politici degli altri Paesi non litighino tra di loro. Ma lo fanno privatamente e, generalmente, non appena appare una telecamera, evitano dichiarazioni offensive nei confronti dei connazionali”. In altre parole, i panni sporchi, nella maggioranza dei casi, si lavano in famiglia. In Italia non succede e molte cose scritte contro l’Italia sulla stampa estera sono copiate dalla stampa italiana.
    Ultimamente le cose sono anche peggiorate.
    Qual è quindi il motivo dell’imbarbarimento del dibattito? Per favore, lasciate stare il Salvini. Questo è vero nell’America di Trump, ancora in carica come presidente e con tanti poteri, ma non per l’Italia, dove Salvini è fuori dal governo da oltre un anno e conta meno del due di coppe con la briscola a bastoni. Inoltre, il dibattito politico ‘acceso’ in Italia è antico e la demonizzazione dell’avversario per stroncare il dibattito è una sua costante. Qualche esempio? Prima di Salvini c’era Renzi, prima ancora lo stesso Prodi, D’Amato, D’Alema, per non parlare di Berlusconi. E mi fermo prima di elencare i “demoni” della Prima Repubblica.
    Perché questo? In Italia il dibattito politico è ancora legato a vecchi schemi dove la coerenza e gli interessi nazionali sono sacrificati e umiliati a vantaggio di infantili sentimenti di appartenenza ideologica. E così uno da “Bibitaro” quando milita in un partito, diventa statista internazionale quando cambia parrocchia. Certo, Di Maio non è il Conte Sforza, ma anche Conte Giuseppe non è De Gasperi Alcide e Zingaretti non è Berlinguer.
    In Italia si parla di fascismo e comunismo ma pochi hanno cognizione di cosa siano stati il fascismo e il comunismo. Spesso si tratta di comunisti o anticomunisti alla Peppone e Don Camillo. Brave persone, certo, ma oggi, grazie a una generosa tecnologia, sono quelle che più di tutti provocano l’inquinamento orale. Intasano il dibattito politico con ‘profonde’ convinzioni di carattere…ideologico, tramandate da tradizioni familiari insieme alla ricetta della torta della nonna. Ma ora queste ‘convinzioni’ si manifestano con un fervore da curva sud ingentilito con qualche ‘nticchia di saggezza rubacchiata su Google. I personaggi di Guareschi sono stati una caratteristica nel folclore della politica italiana del dopoguerra, ma ora, con la nuova tecnologia la discussione da dopo-partita ha lasciato la piazza di Brescello per entrare in quella virtuale o negli studi televisivi.
    Bisogna abbassare i toni. Bisogna rimettere al centro del dibattito gli interessi nazionali e sbarazzarsi di defunte ideologie che continuano a perseguitare gli italiani come incubi. Sono favoriti anche dalla mancanza di un giornalismo serio che ha sostituito i vari Biagi, Montanelli, Pansa o Bocca con degli arringapopolo rubati al locale mercato del pesce.

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