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Attualità - Evidenza - QD - Trivento - 19 Novembre 2020

Decreto ingiuntivo del consorzio industriale Campobasso-Boiano, le dieci domande dell’ex sindaco di Trivento, Tullio Farina

Decreto ingiuntivo del consorzio industriale Campobasso-Boiano, le dieci domande dell’ex sindaco di Trivento, Tullio Farina. “Dal momento che il capo gruppo di  “Futuro Trivento”, dottor Luigi Pavone, al quale va il mio ringraziamento per avermi chiamato in causa sulla problematica Comune  –  Consorzio industriale – scrive Tullio Farina – riconoscendo implicitamente il mio impegno ed interesse per  il bene e gli interessi  della collettività, sento il dovere di ritornare sull’argomento ponendo dieci domande a coloro che dal 2003 a tutt’oggi  hanno rappresentato e rappresentano il Comune di Trivento nell’assemblea consortile, che potrebbero chiarire molti aspetti della questione prima di prendere decisioni in merito. Alla luce del decreto ingiuntivo di pagamento per euro 1.131.000,00  notificato al Comune di Trivento da parte del Consorzio industriale di Boiano – Campobasso  per il mancato pagamento delle perdite di esercizio  e della relativa ordinanza emessa dal tribunale di Campobasso in data 22 ottobre 2020 per la sua esecuzione provvisoria, nonostante il ricorso proposto dal Comune di Trivento, corre l’obbligo porre le seguenti 10 domande agli interessati al fine di avere risposte che possano aiutare a comprendere la situazione odierna: Quale azione di vigilanza e cosa hanno fatto i sindaci dal 2003 al 2019 nei confronti del Consorzio per accertarsi degli impegni dello stesso nei confronti dell’area PIP di Trivento , visto che per il periodo citato il Comune di Trivento ha versato oltre 230.000,0 euro di quote associative previste nella convenzione sottoscritta dalla parti ? Una cosa è certa: il Comune ha versato le quote associative previste, ma la gestione effettiva della PIP Piana d’Ischia c’è stata veramente ed è stata efficiente? Perché nel 2013 non è stata fatta opposizione dinanzi al TAR contro la delibera n 46 del 23/11/2013 del comitato direttivo del Consorzio che ripianava le perdite di esercizio sugli enti consortili, senza che questa operazione, pare, fosse del tutto legittima? Perché coloro che hanno rappresentato il Comune di Trivento non si sono mai accorti della problematica delle perdite pregresse di gestione del Consorzio che hanno procurato un debito gigantesco al Comune di Trivento;  Perché nel 2010, allorquando Il nucleo Industriale Boiano-Campobasso ha escluso con atto unilaterale il Comune di Trivento  dal Consorzio per insolvenza, anziché comprendere bene la problematica dei debiti , si è preferito ricorrere al TAR e successivamente al Consiglio di Stato per essere riammessi nel Consorzio, sopportando quasi 6.000,00 euro di spese legali? Se in quell’occasione si fosse compreso la natura dei debiti, che si stavano accumulando, si sarebbe dovuti uscire da soli o addirittura ringraziare per essere stati estromessi. Basti dire che il solo 2016 iI debito accumulato è stato di euro 581.000,00.  Intanto si resta in silenziosa attesa dei debiti maturati per il 2017 -2018 – 2019 e 2020 per i quali potrebbe arrivare altro decreto ingiuntivo Perché il Comune di Trivento che aveva quote partecipative all’interno del Consorzio superiori a tutti gli altri Comuni, anche a quelli di Campobasso e Boiano e pari a quelle della Regione Molise in cambio ha avuto solo debiti di gestione e non servizi di gestione e finanziamenti adeguati alla sua quota partecipativa?  Dove erano e cosa hanno fatto gli amministratori locali in carica per far evidenziare una così vistosa anomalia e rettificarla? Perché nell’ottobre 2016, quando da parte del gruppo consiliare di minoranza “Trivento che vorrei” è stato convocato per la prima volta il Consiglio comunale per discutere i rapporti tra il Comune e il Consorzio industriale non sono state date risposte esaustive che avrebbero fatto prefigurare l’emissione di un decreto ingiuntivo di pagamento di oltre un milione di euro? Perché il sindaco pro tempore nel 2016 all’interrogazione del consigliere Farina, che chiedeva lumi sulla   gestione consortile non ha spiegato i veri motivi delle sue dimissioni da membro del Comitato di gestione del Nucleo industriale? Perché non ha comunicato mai al consiglio comunale di Trivento la perdita di esercizio registrata dal Consorzio nel 2015? Perché ai vari solleciti di pagamento del Consorzio industriale avvenuti dal 2013 ad oggi non sono state mai date risposta o contestati e gli stessi non sono mai stati comunicati al Consiglio comunale né tanto meno si è fatta opposizione agli organi competenti, quale il TAR? A chi oggi bisogna ringraziare per questa ennesima situazione incresciosa che potrebbe esporre il Comune di Trivento ad un altro possibile dissesto finanziario? Comunque credo che non tutto sia perduto e che dei margini di recupero ancora ci siano alla luce della sentenza della Corte di Cassazione civile n.2623 del 2 febbraio 2018, che ritiene illegittima la clausola di ribaltamento delle perdite di esercizio sui consorziati in proporzione delle quote possedute e che richiede l’unanimità dei consensi dei partecipanti per le modifiche statutarie. Con una esaustiva spiegazione ed applicazione di essa, penso si possa ottenere soddisfazione. Ma al di là dell’esito fausto o infausto della vertenza è quasi scontato chiedersi che cosa facessero i rappresentanti del Comune, nel corso di tanti anni di maturazione di un debito così vistoso all’interno del Consorzio, per non accorgersi di tutte le passività che il Comune di Trivento stava accumulando. Oggi più che mai, alla luce di tutte le innovazioni legislative, si pone l’esigenza che chi si propone alla guida di un ente pubblico, oltre ad avere le necessarie ed indispensabili le competenze, sia anche interessato, volenteroso e soprattutto perda parte del suo tempo per i problemi della collettività. Caso contrario stia a casa a coltivare i suoi hobby. Penso che ci accetta di ricoprire una carica amministrativa prima di avventurarsi dovrebbe pensarci due volte perché, se non all’altezza della situazione, per eventuali danni erariali procurati per provvedimenti incauti all’Ente di appartenenza, potrebbe rimetterci di tasca propria. Non si tratta di nessun atto di accusa – chiude Farina – ma solo di semplice cronistoria. Sono queste le domande che, anche senza risposte, fanno ben   comprendere quanto accaduto”.

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